venerdì 8 novembre 2013

Il mio faticoso respiro


Respirare l'ombra
Foglie di tè
Giuseppe Penone - Versailles
Da quando ne ho coscienza e conoscenza, sono sempre stata fiera del mio autocontrollo. Sempre pronto a intervenire nei momenti di maggiore debolezza, capace di abbandonarmi con grazia nei momenti di maggiore tenerezza.
Messo a dura prova direi, il mio autocontrollo; parole più corrette sono: sforzato, sfinito, steso a terra. Un solo giorno al reparto di pneumologia ha aperto una fenditura, che dico!, uno squarcio nella mente, un finestra di riflessione sull'umanità, sulle cose della vita, sulle cose della morte. 
Un velo di tristezza si è impadronita di me e a fatica. Dico a fatica perché è un bel periodo della mia vita, ricco di esperienze, di gioie, di incontri, di abbracci, di parole, di progetti per il futuro, così bello che credevo fosse difficile essere tristi. Poi incontri il signor Tal dei Tali che non sa di avere un tumore. Non sa che è pure bello grande. Non sa che il medico aspetta solo la biopsia per comunicarglielo, e questa biopsia non serve farla nemmeno al polmone, perché il tumore non si è fermato li. Prosegue, scava gli organi, crea bersagli. 
Lui non lo sa. 
Anzi da quando è ricoverato si sente pure meglio. Io lo guardo in faccia ma non posso sostenere il suo sguardo. Quasi esco dalla stanza e me ne fotto di ogni cosa. Il medico gli fa un sorriso, una pacca sulla spalla, un gesto affettuoso sulla guancia. 
Ma lui ancora non lo sa. 
Ho avuto difficoltà a capire come gestire questa cosa, non è il primo ammalato che vedo, non sarà l'ultimo. Non è il primo fumatore con un tumore al polmone, purtroppo non sarà nemmeno l'ultimo. 
Si perché fumare fa venire il tumore al polmone, che poi passa al fegato e cervello, che invade le pleure, le ossa, che insomma poi a 50 anni muori e nemmeno lo sai. E hai pagato per questo. Hai pagato un sacco di soldi a settimana per comprarti questo tumore. 
Il reparto di pneumologia si potrebbe chiamare pneumoncologia per quel che mi riguarda.
E a me manca il respiro, manca il respiro perché passeranno altri 5 giorni almeno, prima che il signor Tal dei Tali ne saprà qualcosa. Perché io proprio non ce la faccio a uscire dalla stanza e parlare e scherzare di altro, finché sono là dentro non posso che trattenere le lacrime. Eccoti qua autocontrollo! Funzioni anche oggi ma che mi resta? Che mi resta di tutta questa tensione accumulata?
E come faccio poi ad andare a casa, festeggiare la mia amica, trascorrere la giornata? Boh, ho una sola arma con me: la distrazione. E anche un'altra: non dovrò tornare più là. Solo un'altro paio di volte ma poi basta. 
La cosa che proprio non capisco è come si può vivere in questi casi la quotidianità. Il giorno prima un uomo sta bene, un giorno dopo comincia un calvario infinito. Questo giorno me lo immagino come l'arrivo di un macigno che piomba nell'anima improvvisamente. Sto bene. Sto male. Sono vivo. Sono morto. Sono tranquillo. Sono agitato. Vado a lavoro. Sono coricato in un letto di ospedale. 
Io mi sento custode di tutti questi stati d'animo perché lo so oggi com'è che stanno le cose, io lo so già e lui invece non sa nulla. Lui aspetta. A me manca il respiro. A lui manca il respiro.

Dedicato agli ammalati del reparto di pneumologia.


4 commenti:

  1. Ti capisco.

    Nel mio reparto più che diagnosi di tumore o altre malattie capita il paziente grave che muore. Le prime volte ci stavo abbastanza male. Ora va un po' meglio... anche se certe volte è davvero pesante.

    Mi hai fatto venire voglia di parlarne in un post, penso che lo farò presto. Tu riprendi il respiro, e pensa che è il tuo lavoro e che alla fine stai lì sempre per aiutare... quando è possibile.

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    1. Grazie Simone per le parole incoraggianti... so bene che in questi giorni, questo scuotermi emotivamente ha fatto cadere delle foglie secche, per cosi dire, di disperazione... saranno humus per fortificare l'albero e irrobustire il mio temperamento, spero...

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  2. La felicità è una grande "incrementatrice" di sensibilità... più si è sensibili più si è soggetti alla percezione del dolore altrui. Secondo me è proprio il tuo stare bene che ti fa accorgere e provare così tanto dolore per il dolore altrui. Per il resto a che servono i soldi se non a comprare la propria morte... più indolore possibile? Forse per questo la povertà non morirà mai.

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  3. Trovi sempre un pezzettino mancante nel puzzle delle mie elaborazioni mentali! :) grazie! :) :)

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