Sono in treno. Mi dirigo verso la città universitaria mio malgrado.
A malincuore.
Tra un paio d'ore verrà deflorato il secondo semestre da orde di puzzolenti studenti. Io vorrei non essere qui. Ho avuto modo di riposarmi queste due settimane a scapito della nuova materia. Non che non abbia studiato, ma quel fantasma, quella cosa mezza viva e mezza morta, quel capitolo non ancora chiuso, impedisce alla mia mente di concentrarsi: sono i drammi di chi non passa un esame. L'esame.
E poi è sempre uguale, quando conosci una materia nuova all'inizio il piccolo tomo è spaurito e schivo, non da confidenza. Non si sa bene come trattarlo, se buttarcisi a capofitto e sfogliare delicatamente le pagine. Non sai se usare una mina HB o 2H, io ultimamente preferisco quest'ultima per sottolineare meglio il concetto dello "stare sottolineando".
Per mettermi un gradone sopra il libro e imporre la mia presenza in maniera ancor più scura. Ma l'inizio di ogni rapporto è così: prima di dare fiducia vuoi presuntuosamente ottenerla.
Stanotte ho fatto un sogno orribile.
La diffidenza è anche un amplificatore della fiducia che poi si darà. Probabilmente i libri che rimangono più impressi sono quelli dal quale non ti aspettavi niente e invece... prima di tutto bisognerebbe avere fiducia di se stessi.
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