domenica 3 febbraio 2013

Il mio piccolo cuore

La reale anatomia dei cuori
Il mio piccolo cuore, funziona proprio come tutti gli altri. 
Vorrei svelare l'ansia che mi suscita lo studiare i meccanismi di pompa cardiaca. Tutte le fasi devono cadere entro delle precise tempistiche, vai fuori tempo tutto impazzisce, scampiamo la fibrillazione per una questione di millisecondi. Siamo morti in potenza però tutto funziona: ogni 3, 4 secondi c'è un respiro e il cuore continua a battere. Mentre nel tuo libro vengono spiegate queste dinamiche, il tuo cuore ha già fatto il tutto almeno un centinaio di volte. 

Mi sono sempre chiesta perché non conosciamo in maniera precostituita come funzioniamo, perché il battito, una cosa così ovvia che avviene 70 volte al minuto sia così complicato e oscuro.; perché siamo dei macchinari che si accendono e funzionano senza che nessuno debba leggere il libretto delle istruzioni. Tutto questo rasenta la perfezione ma anche gli studiosi eletti non sapranno mai perché a un certo punto tutto smette di funzionare. 

E' come se il nostro corpo non volesse che lo conoscessimo. Funziona tutto di concerto, il polmone sa come far funzionare il cuore e il cuore sa come far funzionare il cervello. 
E viceversa. 
Ma noi non siamo interpellati minimamente in tutto questo.


Anche io non amo farmi conoscere a volte, è difficile farsi conoscere, è difficile predisporsi agli altri. Chi vorrebbe avere le istruzioni per l'uso affisse dietro la schiena? Forse sarebbe più facile, sapremmo come trattarci vicendevolmente, eppure nelle relazioni c'è sempre qualcosa che sfugge. 

Ci comportiamo come si comporta il nostro cuore: c'è, batte, funziona, senza farci sapere nulla di più. Allora a qualcuno di tanto in tanto tocca studiarlo, per capirlo meglio, ma esso farà sempre quello che ha fatto a prescindere. 
Serve un cuore grande per immergersi negli altri, si dice. E' una metafora molto bizzarra. 
Perché il cuore non si svela proprio a nessuno.


Io in più ho un cuore a volte piccolo.

giovedì 1 novembre 2012

La mia timidezza

Non sono per nulla timida.
Alle volte si:
quando non so cosa domandare;
quando non so cosa rispondere;
quando vorrei che la discussione prendesse la piega giusta;
quando si è soli nella stessa stanza;
quando vorrei essere baciata.

sabato 15 settembre 2012

I miei piedi in un giorno di pioggia

Ho messo le calzette lunghe. Perché non ho voglia di studiare.
Le cose lunghe di solito mi intrigano ma mi spaventano. Come gli studi. Un'altra cosa che mi spaventa è dovermi convincere da sola a metterci tutta la buona volontà possibile, non mi fido molto di me stessa in questo senso.
Penso di essere più vincente quando sono "DUE" invece che "una", come le calze.

giovedì 23 agosto 2012

Il mio inizio tra qualche mese


Non ho più scritto perché ero triste. Ero triste perché non mi piaceva quello che ero costretta a fare. Adesso l'ho fatto, mi sono riposata in modo bastevole e soprattutto ho ricominciato ad essere felice. Sono felice soprattutto perché sento che gli anni stanno in qualche modo passando. Per esempio sono passati quasi tre anni dall'inizio dell'università. Questo significa che sono a metà strada! Ho scelto giusto questo esempio perché la durata magistrale degli studi è stato un ostacolo difficile da superare prima che cominciassi la mia carriera accademica e mi ha lasciato e mi lascia dubbiosa anche in fieri.
Ho notato che mi piace raccontare le cose prima che accadano uno dei miei verbi preferiti è "farò" con l'intento di fare! Il mio "farò" è una certezza: ad esempio da marzo del prossimo anno farò i tirocini, significa essere in corsia per la prima volta e assaporare un po' della vita che mi aspetta (previo imprevisti). È un'idea stupenda ed eccitante che mi da la pazienza necessaria per continuare a studiare pagine e pagine infinite di libri lunghi una vita. Amo le idee. Si, senza dubbio sono tra le mie cose preferite!

venerdì 23 marzo 2012

Il mio letto disfatto


Oggi mi sono svegliata in ritardo, sono uscita di casa in ritardo e sono arrivata a lezione in ritardo. Fortunatamente anche la professoressa ha avuto le stesse dinamiche, o forse no: è comunque arrivata in ritardo.
Oggi sono stremata, persino l'ascensore mi sfiata, dopo un anno sono ricominciati i turni per la clown terapy. Gastroenterologia! È stato tutto un corri corri gioca gioca prendi prendi palloncini palloncini, ma è stato bellissimo come sempre! 
Quasi mi sento più contenta. E non voglio usare punti esclamativi per questa frase perché sono un tipo (anzi una tipa) che si fa prendere dall'euforia di un punto esclamativo molto facilmente.
Martedì imparerò a misurare la pressione sanguigna, vicendevolmente. Spero vivamente di riuscire a fornire un buon battito cardiaco a chi la misurerà a me. Sono stanca, e stamani non ho rifatto il letto. Ma questo post lo pubblicherò domani quindi per sincronizzare le due timelines non dovrò farlo nemmeno domattina. Che buffo.

lunedì 5 marzo 2012

Il mio sogno orribile


Sono in treno. Mi dirigo verso la città universitaria mio malgrado. 
A malincuore. 
Tra un paio d'ore verrà deflorato il secondo semestre da orde di puzzolenti studenti. Io vorrei non essere qui. Ho avuto modo di riposarmi queste due settimane a scapito della nuova materia. Non che non abbia studiato, ma quel fantasma, quella cosa mezza viva e mezza morta, quel capitolo non ancora chiuso, impedisce alla mia mente di concentrarsi: sono i drammi di chi non passa un esame. L'esame.


E poi è sempre uguale, quando conosci una materia nuova all'inizio il piccolo tomo è spaurito e schivo, non da confidenza. Non si sa bene come trattarlo, se buttarcisi a capofitto e sfogliare delicatamente le pagine. Non sai se usare una mina HB o 2H, io ultimamente preferisco quest'ultima per sottolineare meglio il concetto dello "stare sottolineando". 
Per mettermi un gradone sopra il libro e imporre la mia presenza in maniera ancor più scura. Ma l'inizio di ogni rapporto è così: prima di dare fiducia vuoi presuntuosamente ottenerla.

Stanotte ho fatto un sogno orribile.

giovedì 1 marzo 2012

La mia parte intollerante


Si. Sono inca***** nera. Non sopporto niente e nessuno, come se vivessi dentro un enorme ciclo mestruale. Eppure non ha mai sortito questo effetto su di me. Quello che voglio dire a tutte le ragazze è che c'è di peggio all'ovulazione e conseguente mestruazione.
La cosa che mi fa arrabbiare più di tutte, presumo, a pari merito con un altra quarantina di situazioni, è proprio questa: c'è di peggio. Ma di peggio che? Lo dice il vegetale al comatoso e il comatoso al paralitico e il paralitico al non udente e venne il gatto che si mangiò il topo. No. Non è il caso di organizzare teatrini in onore di Branduardi. Sarebbe il caso di rispettare il peggio degli altri. Che poi il "peggio" è meglio del "meglio".

In tutto ciò lunedì ricominciano lezioni. E caldo e freddo. Fuori due gradi e dentro le maniche corte. Raffreddori, germi, batteri debellati da secoli che stanno là. Non mi stupirei se mi prendessi il vaiolo. O una qualche forma di peste bubbonica. E tutte quelle facce che più o meno ne scartavetrerei i 4/5. O forse di più.
Ma sapete, c'è sempre peggio.