Mi interrogo sul significato di un posto.
La mia casa ha una grande vetrata sulla cucina che dà su un piccolo balcone sempre fuligginoso per via delle auto e i bus che passano sulla strada. È sopra un tendone colorato che a volte il vento strappa.
I colori sono gli stessi che si vedono dagli altri balconi, gli africani che festeggiano, i macellai che macellano.
La luce c'è tutto il giorno fino al tramonto perché il sole è dal lato del balcone tutto il pomeriggio.
Le case degli studenti sono sempre trafficate anche quando non c'è nessuno, forse dentro hanno l'anima dei giovani. Sono case vecchie abitate da giovani (tranne la dirimpettaia).
Per lo più fatiscenti, per colpa dei quartieri antichi quando dai tetti delle case si guardava la stazione centrale in attesa delle truppe della guerra.
E poi nessuno se ne cura, i più fortunati hanno una cucina vera, quella incassata dentro i mobili. Con un forno vero. Un frigo vero. Un lavello vero.
Noi siamo state fortunate: nella mia casa c'è anche un divano in cucina dove dormire dopo pranzo e incastrarsi in tre la sera. Massimo tre perché in quattro non ci si entrerebbe.
In un modo o nell'altro abbiamo abitato li tre anni. Io quattro. Sono la più giovane eppure ho più anni della nostra casa alle spalle.
Mi piace tantissimo anche se ho una piccola stanza, ed è molto rumoroso li intorno per via dei motorini dell'acqua.
Poi salgono degli odori dal piano di sotto: di patate bollite, cipolle e peperoni arrostiti, carciofi coi gambi e fagiolini verdi pure loro bolliti. E la caponata. Li sento solo io e mi piacciono, sono odori lievi e poco invadenti, il più buono è l'odore del gas acceso, quell'odore dei fornelli da campo o tipico delle grandi fiamme. La sera è gia sparito tutto ma come si sa agli odori sottendono grandi ricordi.
La mia casa ha uno sgabuzzino che è più bello quando è disordinato, quindi sempre.
Le stanze sono tutte accoglienti, penso di aver dormito in ognuna. Non hanno mai fatto problemi le pareti, nemmeno le serrande e le persiane.
Il bagno ha il pavimento azzuro.
Raramente ho disfatto la valigia, odio disfare le valige. L'armadio l'ho usato poco, per lo più gli metto dentro le coperte e vestiti che uso poco. Ah e le magliette per dormire.
Ci entra ben poco nella mia stanza ma non c'è solo l'essenziale. L'essenziale è invisibile e infatti là si vedeva tutto, facile da trovare, in tutto 4 cassetti tra scrivania, comodino e armadio. E le mattonelle verde petrolio. Il mio piccolo buco.
È strano avere due case. Una tua perché è della tua famiglia; una tua perché sei lontano da casa, quindi ne serve un'altra. Non c'è la mamma e il papà quindi fondi un'altra famiglia tutta di femmine o tutta di maschi o tutta di femmine e maschi.
Diventi sorella o fratello. È facile.
Le case di Palermo si assomigliano tutte, la mia non è speciale e nemmeno la più bella.
Ieri mi è successo che dopo quattro anni, ho traslocato.
![]() |
| Omaggio fotografico alla mia casa. |

Bel racconto. Io non sono mai stato studente fuori sede e non so di preciso cosa si prova a cambiare casa e coinquilini. Alle volte mi spiace per i miei colleghi studenti così lontani da casa, altre volte un po' però li invidio anche.
RispondiEliminaSimone
Ciao Simone,
Eliminaè bello essere fuori sede, soprattutto se si ha la possibilità di tornare dalla propria famiglia periodicamente, come posso fare io.
Allo stesso modo c'è chi cambia casa ogni anno, io sono stata nello stesso posto per 4 anni ed è stato particolarmente difficile per me elaborare questo momento, anche perché non lo avevo mai programmato.
Ma fa parte anche questo del percorso di studi!
sarà pure bello, ma non ti senti un po' spiazzata e senza un vero posto che senti come tuo? io ho sempre avuto questa sensazione, anche se la mia città adottiva alla fine mi piaciucchiava. Però alla domanda "di dove sei?" non ho mai saputo rispondere, negli ultimi anni.
EliminaCiao Nimbus!
RispondiEliminaSai la mia casa universittaria l'ho sentita sempre mia perché ho sempre abitato li..
Il quesito me lo pongo adesso, sentirò mia la nuova casa? Ci abiterò fino alla laurea? (La cosa che spero di più perché detesto traslocare, spostare tutte le mie cose, quasi preferirei non avere nulla di mio, e ti assicuro che in 4 anni non ho accumulato moltissime cose!)
La mia casa vera però, il mio nido, dove torno a ristorarmi... sì direi che vivo a Palermo ma "di dove sono" non ho dubbi, sono del mio paese natale!
È anche vero che tu non hai lasciato la Sicilia, quindi è un po' meno traumatico, probabilmente...
RispondiEliminaConcordo sui traslochi e sull'accumulo delle cose, si impacchetta sempre più del previsto.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiElimina