lunedì 17 febbraio 2014

Il mio racconto della settimana

La settimana scorsa è stata un po' diversa dal solito, io ho fatto quello che più amo fare: cucinare, lasciare l'impronta del mio corpo sul letto e guardare serie tv, film, cartoni animati, improponibili anteprime domenicali mandate da la7d e giusto 2 tg per non alienarmi troppo dalla realtà.
Ho concluso ieri sera intorno alla mezzanotte preparando il budino per la colazione di oggi per me e i miei amati coinquilini.
Più o meno l'andazzo della settimana è stato questo:
- Lunedì, martedì e mercoledì: tutto il giorno a letto con le persiane chiuse per la mia full immersion New Girl (serie tv che consiglio a tutti). Mi sono alzata solo per soddisfare i bisogni fisiologici alimentari e le capatine al bagno (lavarsi solo i denti giusto per mantenere un minimo di igiene) eccezion fatta per una piccola interruzione dovuta ad un'uscita veloce il lunedì sera con cena a base di "pane ca meusa" e pizza di pessima qualità per le vie di Palermo. Ovviamente l'abbigliamento base di questi tre giorni è stato il pigiama. Parlare con le persone era diventato difficoltoso poiché sentire 10 ore al giorno l'inglese in un certo senso resetta il centro del linguaggio. Poi ovviamente ho assunto i toni di voce dei personaggi della serie tv, la luce del sole mi dava fastidio e ho dormito pochissimo. In più ha piovuto ininterrottamente, o almeno credo dato che queste informazioni le ho estrapolate dal rumore dell'acqua contro le persiane.
- Giovedì: sono rinata, ho ripreso i contatti con il mondo, ho ben pensato di uscire di casa, sono andata all'ospedale dei bambini a fare il clown e anche se ero stanchissima ho deciso che la giornata non sarebbe finita lì, tanto che ho trascorso tutto il pomeriggio fuori. La pioggia non c'è stata e c'era pure abbastanza caldo quindi ho prolungato la mia uscita pomeridiana facendola diventare uscita serale quindi notturna. Ho mangiato un panino dal tizio che frigge pure l'aria, ho mischiato un po' di alcolici senza ottenere risultati sperati; alla mezzanotte mi sono beccata un abbraccio di San Valentino e sono rientrata a casa che già eravamo venerdì.
Venerdì: per l'appunto gli alcolici hanno fatto effetto la mattina dopo per cui avevo un po' di intontimento generale che è passato con il pranzo. Una volta riattivatami, per un motivo o per un altro si sono disdetti gli appuntamenti che avevo al mio amato paesello quindi sono rimasta nell'Urbe e ho trascorso un pomeriggio tranquillo. Ho imparato a usare l'uncinetto con la lana e mi sono intrippata di brutto chiedendomi perché gli uomini non fanno la maglia!
Sabato: la mattina è passata che nemmeno me ne sono accorta, già che c'eravamo di pomeriggio ho impastato la pizza e ho preparato i calzoncini con l'aiuto delle mie due splendide amiche. Pizza, tv e amici sono sempre un connubio perfetto ad ogni età, credo.
Domenica: si sa la domenica è sempre un giorno sottotono, colazione tardi, dubbi esistenziali "maoggichemangiamo?", "èvanzataunpodipizza", "nonabbiamopiùnullaindispensa" risolti con l'ingrediente più famoso nelle case degli studenti: il tonno in scatola! Film pomeridiano senza senso, uscita cattolica e rientro a casa con cibo e viveri mandati dalla mamma della coinquilina che almeno abbiamo il rosmarino adesso, e posso mettercelo nelle patate! Il sopracitato budino ha messo un punto alla settimana.

Oggi però basta, c'è ancora il sole ok, c'è anche il canto degli uccellini ma basta! Ho ripreso le carte, ho ripreso a leggere la roba medica, ho ripreso a studiare... 
Anche se è difficile ignorare i 24°C che ci sono fuori... c'è un sole fantastico, c'è  il cielo azzurro che più azzurro non si può, le nuvole sono in vacanza nell'altro emisfero.... mi sa che non mi accontenterò di godermi il panorama dalla finestra! 

mercoledì 12 febbraio 2014

La mia materia no

Gli esami sono così: si studia (bene o male), si va all'esame (preferibilmente puntuali), si aspetta il proprio turno (alcuni con troppa ansia) e si lotta per strappare un voto qualsiasi che possa dimostrare che "io valgo e oggi ve lo dimostrerò"; 
E poi ci sono tutti quelli che si incontrano la mattina: quelli che non sanno niente, quelli che sanno tutto e camminano col petto in fuori, quelli che non gliene frega un cavolo perché qualcuno ha pensato a loro, quelli agitati, quelli tranquilli "che tanto scena muta non la faccio", quelli con un fantastico nome, musicale, bello da pronunciare e un altrettanto notevole cognome, fattore determinante per la riuscita della suddetta prova. Poi ci sono io, ma non la me di sempre, la me di questi ultimi due mesi che per una strana congiunzione astrale, sta perdendo tempo fertile per diventare preparata in tante cose oltre la gastroenterologia e la ematologia.
Ho cannato ben due appelli: gennaio, febbraio, ultima possibilità a breve poi penso che il libretto me lo firmo da sola e vaffanculo.
La domanda sorge spontanea: ma così scarsa sei? Ma no! Ma certo che no, sono disposta a rispondere con i fatti, posso rispondere a tutte le vostre domande di teoria e pratica clinica. Allora che è successo? Beh andiamoci con ordine perché anche io mi faccio la stessa domanda:
Dicembre: era proprio la vigilia di Natale quando ho iniziato a studiare immolando e sostituendo la felicità, il clima natalizio, la gioia delle feste, con la tristezza insormontabile delle malattie e dei bambini che muoiono con la leucemia e roba simile. Era dicembre, avevo fatto un esame da poco e niente mi poteva fermare, tranne il fatto che due giorni prima dell'esame - e siamo arrivati a gennaio - devo scappare a casa per problemi familiari... e zappetè, crash, bing bong bung, yuhuu! non posso finire di ripetere la materia. Ecco quelli come me, non troppo secchioni ma nemmeno troppo strafottenti non se la sentono di sedersi senza aver finito tutta la materia, non tanto per il voto chechisenefotte ma tanto per una questione di giustizia e correttezza. Ma all'esame mi presento lo stesso dai in fondo il prof se va male mi fa rifiutare e c'è l'altro appello dopo 14 giorni. 
Ecco adesso immaginiamoci tutti un'aula, una studentessa che chiede, quasi retoricamente:"se dovessimo rifiutare il voto oggi, lo possiamo rifare l'esame al prossimo appello?!" e un professore che risponde"Nooooooooooooooo!!! Quali assurdità? Giammai, se rifiutate lo verbalizziamo che avete rifiutato (O_O) e lo potete rifare tra venti giorni lavorativi, quindi il terzo appello! E se verrete rimandati lo farete direttamente a giugno, e vi legherò un masso di 38 kg alla caviglia, non sia mai che torniate a casa leggiadri e con la voglia di vivere!". Panico. Ok, questo non lo avevo previsto. Manteniamo la calma. Penso: che sarà mai, lo faccio direttamente la prossima volta. E là mi sbagliai, forse feci un errore, ma che ne potevo sapere? Come potevo immaginare che 15 giorni in più per ristudiare, ripassare, ri-ripetere tutto, non sarebbero stati la soluzione perfetta per passare l'esame? Dopo 5 anni all'università ancora non ho imparato a credere nel Divino Culo. Non ho smesso di farmi tante aspettative quando il tempo per studiare mi è sembrato più che sufficiente; di guardarmi allo specchio la fatidica mattina dell'esame e dirmi "tu ce la farai, hai studiato tutto, sai parlare in italiano, risponderai a tutte le domande e male che vada prenderai un bel voto! Cioè hai fatto tanti esami arrivando con le pezze al culo, facendo gli ultimi argomenti di corsa ed è andata più che bene! Stavolta sarà un gioco da ragazzi!".
E così è stato: di ematologia soltanto però. Con l'altro è successo l'irrimediabile, è successo che io non lo so che quei particolari ammalati il fumo di sigaretta li nausea troppo che non fumano più e non vogliono sentire manco parlare di carne e altre cose che davvero un giorno se sarò gastroenterologa (ma anche no!) sicuramente le imparerò sul campo. E insomma: "Signorina facciamo prima se lei mi dice che non ha studiato", CHE NON HO STUDIATO? Poi sbrocco, e rispondo male, sempre molto diplomaticamente ma sicuramente male. Che io il rispetto ce l'ho prima di tutto per me stessa e che non ho studiato non lo dico manco per scherzo. Mi alzo, però col cazzo che verbalizzo, ci vediamo al terzo appello. E intanto gli altri progetti, programmi, materie, tirocini, felicità, si son fatti benedire.