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giovedì 20 novembre 2014

Le mie frasi brevi e concise

Scrivo poco ché ho poche lettere a disposizione.
Le mie lettere le uso ogni giorno per fare mille cose.
Torno poco a casa.
Torno poco alle case. Entrambe.
Ora dovrò nuovamente cambiare, si sa che la vita è fatta di cambiamenti: così sto meglio.
Il cambiamento più grande è il mio.
Sto scoprendo che sono sempre più come piace a me.
Incontro tanti studenti più piccoli di me e penso che un anno fa non ero affatto come loro. Ovvero come la maggior parte di loro.
Infatti due su tre mi danno fastidio e mi fanno domande inopportune.
Amo la mia cuffietta.
Sono sempre più convinta che da grande sarò un chirurgo.

mercoledì 29 ottobre 2014

Il mio eccetera

Belle settimane si stanno consumando nemmeno poi cosi tanto velocemente! 

Riprendere la vita universitaria sotto il punto di vista dello studio mi sta vedendo perdente di una lotta il cui risultato era già scritto in partenza. Ho iniziato a dire "da novembre si inizia seriamente", ma in realtà la mia agenda a novembre prevede un sacco di impegni. Intanto sto imparando sempre più cose pratiche in reparto. È incredibile come non si finisca mai di imparare! Ogni volta che penso "cosa potrebbe  ancora mettermi in difficoltà?", ecco che spunta qualcosa che mi manca, ecco che mi ritrovo a chiedere aiuto, "me lo spieghi?". 
Dopo un anno sono cambiate tante cose. Ora ci sono i nuovi tirocinanti, quelli che sono come ero io esattamente un anno fa. A volte mi trovo a dare loro una mano a imparare a fare le cose, provare a prendere una vena o compilare qualche scartoffia! Penso a me un anno fa e penso che sarebbe stato più facile se ci fosse stato uno studente a guidarmi nelle prime faccende. Uno studente ti permette di avere un approccio più sereno e se sbagli una cosa non è come sbagliare davanti al prof! 
Ma il tempo scorre. Io scorro insieme al tempo, questa vita universitaria vivace mi piace tanto! 
Tante cose da fare, mai ferma, nuove persone che si inseriscono, uscire la sera, incontrarsi con gli amici, bere due birre prima di uscire (lo avevo detto che amo la birra). L'università per quanto disagiata e piena di incongruenze mi sta offrendo un terreno fertile per la formazione. Ci sono tanti professori validi grazie al cielo.

Questo semestre ho avuto l'occasione di assistere a una autopsia. È un po' strano da spiegare ma ho avuto come l'impressione che non ci fosse una persona sul tavolo ma solo un corpo. Di fatto era solo un corpo. Quasi sembrava finto. 
Noi esseri umani carichiamo di significato ogni cosa, figuriamoci la morte. 

In questo momento della mia vita tendo molto a semplificare estremamente i concetti esistenziali:
Un morto è un corpo senza vita e senza altri significati.
L'amore in qualsiasi forma è un bisogno positivo senza altri significati.
La paura è irrazionale e si può modulare volontariamente.
Eccetera.




sabato 18 ottobre 2014

Il mio modo di vivere le cose difficili

Questa settimana sono iniziati i tirocini. 
Sono stata nel reparto di psichiatria.
Mi sono sentita profondamente a disagio. Non volevo essere là. Mi sono sentita inadeguata. 
Con il passare dei giorni è stato più semplice muoversi ma sempre difficile interloquire con i pazienti. La stessa sensazione l'ho provata circa un anno fa alla mia prima esperienza di clown therapy al reparto di neuropsichiatria infantile. Una sensazione. Non sapere cosa dire, non sapere come rispondere. Dirò la cosa giusta? 
Mentre facevo tutti questi pensieri nella strada verso casa, superavo il portone invece di fermarmi, mentre contavo i passi che c'erano tra la vecchia e la nuova. Così sono tornata indietro e ho salito tutte le scale sentendomi un po' scema. 
Ogni giorno dopo il tirocinio mi aspettano ben 6 ore di lezione. Spero di finire presto con questi tirocini almeno la mattina posso organizzarmi e studiare. Una di queste materie è psichiatria, faccio fatica a volte a seguire, mi sembra che si parli di tutto e di niente, Freud, Jung, un po' mi catapultano tra i banchi di scuola, un po' mi inquietano. Beh si è capito che sta psichiatria non mi garba per nulla. 

Per fortuna c'è il mio reparto dove posso andare, dove ci sono ferri e si sferruzza, dove ci sono le siringhe coi farmaci, dove le persone si visitano, si toccano con le mani e dove le parole servono solo per tranquillizzare. Dove le persone si addormentano ed è tutto più semplice, le parole servono da contorno, un contorno importantissimo, ma non tanto quanto le parole dello psichiatra che le usa per curare come arma a volte principale. 
Non mi spaventa il confronto, sono praticamente sempre nella saletta quando termina la sedazione, io stessa somministro il farmaco antidoto, quindi a gratis mi becco spesso tante parole dolci perché i mal capitati (soprattutto vecchine che prima di fare l'esame erano preoccupatissime), si svegliano vedendo la mia faccia e - non so bene perché - sono anche contenti. Contenti che è andato tutto bene. Il più delle volte non dico nessuna parola, solo un sorriso. E' facile. Rassicurare è facile. Per uno studente fondamentalmente è tutto facile.

Un giorno un signore ha avuto un arresto cardiaco, o qualcosa di simile. Sono arrivati una troupe di anestesisti che hanno letteralmente occupato la saletta. C'erano i loro zainetti ovunque, il più "esperto" di tutti ha iniziato a chiedere insistentemente di mettere della musica. Credo di averlo odiato anche perché mi ha urlato qualcosa contro perché non gli funzionava l'aspirazione. Non c'era niente da ballare o cantare anche perché nonostante quest'uomo fosse stato rianimato, non era messo bene, ed è stato trasportato in terapia intensiva dove la situazione stava peggiorando progressivamente. Gli specializzandi invece erano sicuramente più confusi e incerti sul da farsi, ma molto più delicati, penso che una delle caratteristiche più importanti per un medico sia la delicatezza. Una di queste giovani dottoresse è riuscita a prendere un accesso venoso nonostante in pronto soccorso avessero fallito a farlo. Quel giorno sono rimasta in un angolo con le orecchie ben spalancate per intervenire se qualcuno non trovava le garze o il cerotto. Con gli occhi spalancati guardando come erano bravi tutti intorno a me.
Gli specializzandi di anestesia hanno un ruolo particolare nella mia vita da studente, la prima volta che mi sono lavata per entrare in sala è stato uno specializzando di anestesia a guidarmi passo passo. Io non sapevo cosa fare. Una delle tante volte in cui non sapevo cosa fare.


Ho proprio voglia di imparare a saper fare, tanto che a volte mi sento completamente a mio agio.
Gli anestesisti sono quei medici che sanno sempre cosa fare. 
Anche i chirurghi.
Gli psichiatri invece, sanno sempre cosa dire. 
Io proprio no.

giovedì 2 ottobre 2014

La mia birra costante

Oggi è finito. È finito il primo giorno del mio quinto anno.
A settembre ho dato l'anima all'università, ho studiato fino allo strenuo. E ce l'ho fatta. Ho dato gli ultimi esami ed il mese - come ogni altro mese - ha promesso che sarebbe finito ed è finito. Non ho avuto ne avrò nessun giorno di "vacanza" perché il giorno dopo l'ultimo esame sono iniziate le lezioni. 
Dopo oggi il livello di tedio è circa 10/10 (salvo un piccolo momento di entusiasmo durato 5 minuti all'inizio della lezione prima che il professore pronunciasse la parola "codice civile").
In reparto continua tutto per il meglio ma i lavori di ristrutturazione impongono un trasloco non so bene dove. Quindi un giorno quando non troverò nessuno cercherò in un altro posto!

A volte ho una voglia matta di birra. Essendo stata praticamente segregata in casa (tra la mia e quella di colleghi) non è stato facile averne, ho iniziato a studiare in paese i primi di settembre e nel caldo asfissiante c'era sempre una bella birra fresca in frigo da sorseggiare al bisogno.
A casa un giorno il collega ne portò due e fu la pausa pomeridiana più bella di sempre! 
Poi una familiare per due, un pezzo che avanza perché non ho troppa fame e due birre ghiacciate. Meravigliose. 
Il sacchetto era bucato e scolò un po' nella stanza; ho asciugato il pavimento alla meno peggio e il giorno dopo c'era ancora un odore buono di birra. Un meraviglioso odore di birra. 
Stasera sono uscita perché cavolo, anche a me tocca festeggiare. E la birra è un obbligo. Festeggia con me! Fredda con un po' di schiuma, amara al punto giusto. Io amo il gusto amaro!
C'è anche un bicchiere a terra lasciato da chissà chi, e ci inciampo. Così le mie scarpe si inzuppano di birra. Forse questo è troppo. 
Ma birra io ti amo.

domenica 21 settembre 2014

I miei periodi a effetto

Intanto che la salsiccia scongelata in frigo virava di colore, ho deciso che stasera avrei cenato. Erano appena le 23.20.

Ho avuto la brillante idea di andare in reparto la mattina, appena 4 giorni prima dell'esame. Il pomeriggio ho dovuto studiare dalle 16 alle 23 per recuperare. Le stesse 23 di cui sopra.

I panini col prosciutto improvvisati dopo essere entrata per disperazione al Carrefour sono diventati - in maniera del tutto scontata - la quotidianità.

Per non rischiare la disidratazione mi compiaccio del mio bere i 2 litri di acqua al giorno. Pur tuttavia resto preoccupata delle scarse minzioni dovute al fatto che mi annoia alzarmi per raggiungere la latrina comune.

Ho provato andare in biblioteca la mattina, ma mi distraevo troppo a ideare delle critiche distruttive circa: 
- colleghi con dubbi gusti in fatto di montature di occhiali stile Antonello Venditti; 
- colleghi con gusti ancora più dubbi per quanto concerne camicie quadrettate indossate aperte sopra le magliette e annodate alla vita; 
- il tizio che andava in bagno ogni 30 minuti mentre io ripetevo a mente l'ipertrofia prostatica benigna.

Cerco in continuazione un aneurisma toracico pulsante nel mio epigastrio e un giorno l'ho pure trovato.

Visto che ho cambiato casa e ho le cristal ball in procinto di scoppiare ogni qual volta non sono sola in casa, ho deciso che quando sarò economicamente indipendente, col cazzo che starò con dei coinquilini. (Periodo scurrile di sfogo)

Oggi ho preso tutte le vene. Tranne una. Che poi l'ho presa da un'altra parte! Tiè!

mercoledì 20 agosto 2014

Le mie scene (atti I e II)

Atto primo:

Io:"quando è nato?"
Pz:".........."
Io:"?!?!?!?"
Pz:"........mmmmm.......a gennaio????"
Io:"ohhh.... a gennaio! Ma che giorno?"
Pz:"............ un lu sacciu!"
Io:"l'anno non se lo ricorda nemmeno?"
Pz : "no!"
Io:"Vediamo, almeno si ricorda quanti anni ha?"
Pz:"......"
Io:"ma non sa quando è nato???"
Pz:"nzu! non me lo ricordo"
Io:"Avanti... gennaio millenovecento....."
Pz:"Millenovecentobohhhh"!

......

Atto secondo:

Io:"signora è la prima volta che fa questo esame???"
Pz:".........."
marito:"Signorina senta mia moglie è diabetica e demente!"
Pz:"si si!"
Io:"come scusi?"
Marito:"un po' demente, insomma, che si DEMENTICA le cose in fretta!"
Moglie:"infatti già mi sono scordata le cose di oggi, non mi durano assai in testa!"

martedì 22 luglio 2014

I miei venticinque giorni

Che ancora non sono finiti però un po' si. 
Giovedì torno a casa. 
Non era mai stata tutto questo tempo via senza rientrare, sono 3 domeniche e 4 settimane. 
Ho studiato tantissimo e oggi ho finito gli esami estivi, un po' di incavolamenti mi sono rimasti perché non è andato tutto liscio come l'olio, ma ora sono in vacanza. 
Oggi appena finito l'esame sono andata in reparto, il professore mi aspettava; ho lavorato un sacco e mi sono stancata più del solito, mettici pure lo stress pre esame e che mancavano gli infermieri. Ho fatto due cose nuove oltre le solite mansioni routinarie, mi sono riuscite non male per cui sono contenta, ho pranzato al volo con dei prodotti tipici che qualcuno ha portato come regalo, e ho fatto dei programmi estivi per andare in reparto qualche altro giorno prima di fine settembre, sempre che io non vada in vacanza verso est, il che è probabile.
Non mi sento affatto leggera, gli esami mi lasciano sempre un magone incredibile, sia che vadano bene, sia che vadano male. Questa è una cosa sulla quale dovrei lavorare, o almeno ignorare per bene tanto ormai manca relativamente poco, così poco, meno di metà, lo posso dire, manca abbastanza meno di metà alla fine di tutto questo. 
Pensavo che non ho molte argomentazioni oltre l'università, sarà che questi anni mi assorbono nel bene e nel male, nell'ultimo periodo i miei interessi extra si sono fatti molto più radi per mia consapevole scelta. 
I miei bisogni possono essere riassunti tre macrogruppi:
 periodo di lezioni:
- andare in reparto;
- uscire circa 2 volte a cinquemana (la settimana fuori sede è composta da 5 giorni) la sera e bere una Forst;
- andare a lezione
- tornare a casa una volta si e una volta no e uscire con gli amici il sabato sera.
periodo di esami:
- studiare;
- andare di meno in reparto;
- uscire almeno una volta al mese la sera a bere una Forst;
- ...
periodo di vacanza (ottobre - luglio agosto):
- organizzare un viaggio, una gita, una cosa diversa;
- stare ore e ore al pc;
- andare al mare se è estate.
Rifletterò su queste attività che sono state riassunte molto grossolanamente ma rendono l'idea di quello che faccio e che voglio fare.

Comunque sono spompata, almeno credo.

sabato 12 luglio 2014

La mia vita ripetitiva ma non troppo

Intanto sto studiando, e a fine mese, anzi un po' prima, mi libererò da tutto questo "sforzarsi di trascorrere il tempo col culo sulla sedia".
Poi forse parto, forse no, ancora non lo so.
Oggi sono tornata in reparto, mi sono sentita molto bene nonostante ho camminato verso il posto titubante di potermi non sentire pienamente a mio agio dopo quasi un mese di assenza.
Invece no, mi sono trovata bene come tutte le altre volte.
Ho fatto le solite cose routinarie come se non avessi mai smesso di farle.
In realtà mi sentivo un po' arrugginita ma niente di che tutto sommato.
Ero contenta di rivedere tutti e tutti erano contenti di rivedere me, o meglio, nessuno ha sbuffato appena sono entrata, nessuno mi ha guardato male né ignorato.
Piuttosto mi hanno chiesto dove fossi stata e come stavo.
Da qui deduco che erano tutti contenti o per lo meno mediamente contenti di vedermi!
Ah e ho visto fare una procedura super figa che desideravo vedere da tempo!
Qua tra qualche giorno è festa grande, io non sono mai stata a Palermo il giorno del festino della Santuzza, ma questo non cambia le cose perché devo studiare, starò a casa, forse andrò in reparto.
Intanto sto studiando, e a fine mese, anzi un po' prima, mi libererò da tutto questo "sforzarsi di trascorrere il tempo col culo sulla sedia"

venerdì 20 giugno 2014

Le mie cose mentre ero assente

Cose che ho fatto in questi quasi due mesi in ordine sparso e non cronologico:

- trascorso gli ultimi giorni in reparto;
- imparato a fare 3 tipi di nodi chirurgici;
- fatto due esami in una settimana;
- letto 2 libri
- visto 4 o 5 film;
- speso un centinaio d'euro;
- salutato una persona importante che è andata a lavorare in Inghilterra;
- ritrovato i documenti smarriti;
- perso il mio portacolori secolare. Pieno.
- perso un paio di chili;
- dormito veramente poco, tanto da raggiungere i minimi storici;
- iniziato una nuova serie tv canadese;
- dato i punti su una cotenna di maiale durissima;
- mangiato un plumcake con gelato panna e cioccolata calda;
- sentito parecchio caldo;
- acquistato una rilegatrice ad anelli su Amazon;
- tagliato i capelli;
- mangiato cous cous;
- mangiato al Burger King;
- mangiato una volta la carne rossa;
- festeggiato il mio 24esimo compleanno;
- bevuto un paio di litri di birra;
- pianto di gioia;
- scoperto una nuova vita;
- fatto un'ecografia ostetrica a una mia amica;
- scattato circa 100 fotografie;
- usato per la prima volta uno spazzolino elettrico regalatomi;
- iniziato un "diario di reparto" cartaceo;
- cantato a squarcia gola "Colpa d'Alfredo";
- ascoltato compulsivamente una "Futura" di Lucio Dalla;
- ascoltato compulsivamente una "Sogno" di Gianna Nannini;
- ucciso una blatta;
- ricevuto 2 o 3 morsi di zanzara;
- avuto paura;
- incontrato 5 sconosciute;
- fatto decine di film mentali;
- comprato 3 evidenziatori gialli, un colore sottile bi-punta rosso e blu, una matita a mine Bic;
- regalato 10 evidenziatori colorati;
- incazzarmi per colpa di una lode mancata e donata ad altri;
- studiato;
- usato la coppetta mestruale;
- insegnato a fare 3 tipi di nodi chirurgici;
- parlato del più e del meno;
- parlato di cose importanti;
- stretto amicizie su facebook;
- messo annunci si internet;
- preparato 2 insalate di farro;
- comprato la colazione;
- spostato una scrivania;
- ...

Non mi viene in mente altro.
A presto, forse!




sabato 26 aprile 2014

Il mio battesimo

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l'immortale mano o l’occhio
Ch'ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

E che battesimo.
Passo con la mano sotto la fotocellula e faccio scendere un po' di sapone, Specializzandodianestesia mi guida ad ogni passaggio:"lava bene e non tornare indietro dove hai già sciacquato", il prof gli ha chiesto di spiegarmi come si fa a lavarsi, e io vado giù di sapone, gomiti poi avambraccio poi mani per tre volte, insapona poi sciacqua, insapona poi sciacqua,  insapona poi sciacqua. Per l'appunto tre volte.

"Attenta a non toccare niente e nessuno intorno a te". Io non penso niente, sono concentrata e l'adrenalina si può annusare, tanta ce n'è in corpo. Come in processione mi avvio con le mani giunte fino alla sala dove subito mi porgono una busta di plastica semi aperta con dentro un pacchetto bianco:"Prendi il camice, spacchettalo e tienilo in mano, con le salviette che trovi asciugati le mani, per ultimi i gomiti e poi le butti. Ora apri bene il camice, la mano destra va qua e la sinistra qua, infila entrambe le braccia e resta così che te lo chiudo", e io lo apro e infilo entrambe le braccia che rimangono in avanti bene aperte. Lui va dietro e me lo chiude, mi passa i guanti:"prima metti il destro e lo puoi toccare solo da dentro, poi il sinistro. Che misura sei? Secondo me... A occhio e croce un 6.5", arriva Specializzandodichirurgiaalleprimearimi:"la aiuto io per stavolta glieli passo", "ma dai gliel'avevo spiegato" - risponde Specializzandoanestesista - "in questa maniera poi, se li mettono i professori", "e vabbè per stavolta se li mette come i prof, la prossima farà da sola".
La prossima, perché ci sarà una prossima volta. Intanto i guanti sono strettissimi, secondo me servono misura 7.

Nel frattempo nella mia testa suonavano le bande e i gruppi rock live insieme, già che ci siamo le campane rintoccano a festa che tanto è sabato e ci sta. A questo punto mi allaccio l'ultimo filo del camicione che mi arriva ai piedi. Sono pronta: mascherina, cuffietta, calzari, camice e guanti. Non posso toccare nessuno e nessuno mi può toccare, io del resto non so cosa fare né dove muovermi, ma per fortuna c'è qualcuno che mi dice dove andare. Fondamentalmente continuo a non fare niente, cercando di darmi dei pizzicotti con la mente per capire se sono davvero io qualla là, la stessa persona che si era svegliata alle 7.30 aveva fatto colazione veloce ed era andata in quel posto che ormai è lo stesso da mesi e mesi.
Si. Ero io.

E arriva il prof, si è lavato senza pensare a tutte le cose che ho pensato io ed era subito pronto e attivo per l'intervento. Lui sa sempre cosa fare, mi dice dove mi devo posizionare, mi fa spiegare da Specializzandoalleprimearmi come si chiamano i ferri e a cosa servono sommariamente. È scontato che io abbia capito tutto ma memorizzato nulla, e anche dopo la spiegazione i ferri mi sembrano per lo più tutti uguali e soprattutto confondo i nomi tra di loro. Mi ricordo solo "pinze anatomiche" e "cocker" che sono uguali a quelle si usano in cucina per girare il pollo, le prime, e le seconde hanno i dentini che mi fanno simpatia. Per questo.
L'intervento è un'ernia inguinale, il prof mi spiega altre due tre cose e si inizia, siamo in 4, c'è anche Secondospecializzandopiùgrande, io sono ferma accanto al professore, la mia faccia è con una espressione di stupore e contentezza ma non si vede bene perché c'è la mascherina.

A quanto pare non sono l'unica superfelice perché questo sabato tocca a tutti imparare, così l'intervento lo inizia Specializzandoalleprimarmi, che pure lui ha la mascherina ma secondo ma c'ha un'espressione simile alla mia.

Io che ho fatto: ho tenuto un paio di pinze ferme (che si potevano anche tenere da sole), ho tagliato un paio di fili (roba che insegnano alle elementari), ho capito finalmente com'è fatto sto benedetto canale inguinale (che dopo avere fatto l'esame di anatomia sono cose che uno prima o poi deve capire per riscattare il voto!), sono stata interrogata su due o tre cose (e per fortuna le ho azzeccate), ho tenuto il divaricatore (qualcuno lo doveva pur fare), ho sentito pulsare un'arteria con le mie mani (questa non è cosa di tutti!) e il mio umore è salito alle stelle!

Poi c'è stata una pausa, io che dico al professore quanto sono contenta, che ricorderò per sempre di questo giorno.

Ma non è finita qua perché c'era un secondo interventino veloce, e pensate un po' - rullo di tamburi -  mi sono lavata un'altra volta! Non c'era il mio nuovo amico a guardarmi ma mi ha ricordato cosa dovevo fare. Intanto io mi fissavo allo specchio per confermare che quella ero sempre io, o se era un'altra mi aveva di certo rubato gli occhiali perché vedevo i miei occhiali riflessi allo specchio, colore del cane che corre, un po' scoloriti per il tempo che passa. Stavolta eravamo il prof, Specilizzandoalleprimearmi e io, mi hanno chiesto di passare tre o quattro ferri, ne ho azzeccati la metà ma direi che il 50% non è male. Poi ho provato a mettere un ago nel porta aghi e giustamente l'ho messo male, così Specializzandoanestesista - ormai ero la sua discepula - mi ha spiegato come si fa, io l'ho capito ma non so se domani o tra un mese lo saprei rifare (in caso vado a cercarlo che lui me lo rispiega sicuro!). Poco importa, sono troppo contenta per pensare a quante cose ancora non sappia fare, e poi penso che adesso, in questo momento, sia giusto così!

La mattina operatoria è finita, sono appena le 10.30. Ho visto che mi ero scordata di fare l'ultimo nodo al camice: è così grande che mi avvolge bene lo stesso. Ho fatto un paio di foto al pezzo operatorio rimosso in quei 20 minuti, ed aveva pure la forma di un cuoricino. Meglio di così ditemi voi!
Mi vado a cambiare, mi metto i miei vestiti usuali per la vita là fuori; Specializzandoalleprimearmi che in fondo doveva essere più contento di me ha comprato i cornetti, così abbiamo fatto colazione. Saluto tutti, un sorriso particolare per Alfredo che quella mattina mi ha detto:"Andrà alla grande!". Vado a cercare l'infermiera che lavora là, prima che vada a casa.
La voglio salutare e parliamo della Liberazione: per me è stato essere libera di andare nel posto che adesso mi fa battere il cuore, lasciargli tutta la mia energia e dopo essermi ricaricata tornare e ricominciare da capo.

Intanto passa il prof, pure lui va a casa:"Ciao ThereseM, ci vediamo martedì!"
"A martedì! :D"

Ecco la colonna sonora che mi ha accompagnata ieri!
Chissà chissà domani 
su che cosa metteremo le mani 
se si potrà contare ancora le onde del mare 
e alzare la testa 
non esser così seria, rimani 

i russi, i russi gli americani 
no lacrime non fermarti fino a domani 
sarà stato forse un tuono 
non mi meraviglio 
è una notte di fuoco 
dove sono le tue mani 
nascerà e non avrà paura nostro figlio 
e chissà come sarà lui domani 
su quali strade camminerà 
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani 
si muoverà e potrà volare 
nuoterà su una stella 
come sei bella 
e se è una femmina si chiamerà futura. 
Il suo nome detto questa notte 
mette già paura 
sarà diversa bella come una stella 
sarai tu in miniatura 
ma non fermarti voglio ancora baciarti 
chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro 
qui tutto il mondo sembra fatto di vetro 
e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio. 
Di più, muoviti più fretta di più, benedetta 
più su, nel silenzio tra le nuvole, più su 
che si arriva alla luna,si la luna 
ma non è bella come te questa luna 
è una sottana americana 
Allora su mettendoci di fianco,più su 
guida tu che sono stanco, più su 
in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su 
son sicuro che c'e' il sole 
ma che sole è un cappello di ghiaccio 
questo sole è una catena di ferro 
senza amore, amore, amore, amore. 
Lento lento adesso batte più lento 
ciao, come stai 
il tuo cuore lo sento 
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai 
ma adesso non voltarti 
voglio ancora guardarti 
non girare la testa 
dove sono le tue mani 
aspettiamo che ritorni la luce 
di sentire una voce 
aspettiamo senza avere paura, domani

venerdì 28 marzo 2014

I miei numeri

La sensazione fantastica di scrivere in posizione orizzontale non ha prezzo, per cui, per festeggiare questa mattina in cui mi sto riposando, ho ben pensato di raccontare le quattro cose che mi sono successe in questi giorni (potrebbero anche essere cinque o sei).

uno) le lezioni sono riprese alla grande, anche troppo, infatti gli orari non sono compatibili con la vita, almeno non con la vita salubre, dalle 13 alle 18.30 e alcuni giorni ho rischiato di addormentarmi in aula... così per non rischiare, un giorno mi sono fatta un pisolino nell'ultima fila, ed era ancora la prima settimana, giusto per dare l'impronta perfetta al semestre.

due) al solito, due o tre giorni a settimana sono dedicati al reparto, e questo vuol dire proprio che sto là dalle 7 alle 9 ore, senza mangiare ne bere, penso che mi daranno una nuova divisa a righe verticali, stile carcerato. Okok, non mi lamento perché ho piena coscienza di quello che faccio, insomma me la sono andata a cercare  io. E poi siamo ancora nella fase che mi piace tantissimo e non mi rendo conto che in realtà non siamo nella stanza dello spirito e del tempo (per gli amanti di Dragon ball), ancora non ho capito dove finiscono le ore quando guardo l'orologio e sono le 12.00 poi lo riguardo e sono le 16.30. Ho contattato la redazione di Mistero, restate sintonizzati che manderanno un servizio in merito.

tre) studiare: ora come ora studio a lezione, con il materiale degli anni passati bello e stampato, il prof spiega e io sottolineo; questo vi fa capire come i professori utilizzino sempre lo stesso materiale, le stesse slide, le stesse parole per insegnare sempre le stesse cose. Amen!

quattro) in generale questo periodo è proficuo anche da un punto di vista spirituale umanistico, siccome a quanto pare la legge del contrappasso esiste, dopo una serie di aridità e cazziatoni vari mi sono ritrovata ieri in reparto con ben 5 persone - diverse e non appartenenti alla stessa famiglia, ci tengo a sottolineare -  che mi hanno fatto i complimenti per il mio comportamento nei loro confronti. Nell'ordine: a) "sei un angelo! hai un dono!" (ma chi io? non è che invece dell'ossigeno abbiamo usato gas allucinogeni? o ancora: non è che la tutina mi sta così larga nelle spalle che sembra abbia le ali? Comunque ringrazio, chi me lo ha detto era di una dolcezza sconfinata); b) "Signorina (grazie per il signorina) ce la possiamo dare l'acqua e zucchero?" "Perché si sente mancare?" "No per sicurezza" "Mi sembra un tantino eccessivo!" "Ha ragione signorina, comunque lei ci sa proprio fare, parte col piede giusto, veramente gentilissima! Grazie!" (Prego signò, ma se la prenda lei l'acqua e zucchero mi pare che dice cose strane!); c) "Scusi signore le ho sporcato un po' la maglia di sangue, sa com'è a volte succede che esce un po' dal cateterino!" "Futtitinniiiiiiii!!!!! Talè chi bedda sciacquata!!! (modo di dire che non si può convertire in italiano per il profondo significato che c'è dietro) Non ti preoccupare! Sei troppo simpatica" (Grazie assai, quindi non c'è bisogno che le paghi la lavanderia?); d) quindi lei è una studentessa!? Ma che bello, è gentilissima, allora magari un giorno ci riincontreremo (ma spero di no in ospedale!) senza disgrazie in mezzo (ah menomale!) e io dirò - Dottoressa... - come ti chiami???" "Mi chiamo ThereseM" "Dottoressa ThereseM!!!! Si ricorda quando ancora era una stuentessa???" (speriamo che me lo ricordi altrimenti ci incontriamo in una clinica per demenza senile!); e) dulcis in fundo: "Oggi sei stata brava quando ti sei accorta di quella cosa! vedi, ha piovuto tutta la mattina e noi non ce ne siamo accorti perché stavamo lavorando, continua così che diventerai una brava!" "grazie prof.", e suonavano le trombe a festa dentro la mia testa!
Ebbene vi dirò, i complimenti me li piglio tutti, con un sorriso 32 denti, mi fanno piacere, me li conservo in tasca così quando ci sarà quel giorno in cui mi beccherò male parole e rimproveri ne esco uno e me lo mangio (per restare in tema posso mangiare solo quelli dato che non ho il tempo di andare a pranzare quando sto in reparto!)!

cinque) sono stata a una laurea e sono successe un sacco di cose strane ma alla fine in questo caso ho potuto dimostrare che io ci sono!

sei) questo periodo presto finirà, la pacchia della mattina di riposo, della giornata in reparto, di me che salto le lezioni come un coniglietto di Pasqua tra i prati; tra meno di un mese dovrò rinunciare a tutto questo e starmene a studiare (ahimè!), ma intanto la prossima settimana parto per un lungo week end toscano e non vedo l'ora perché sono stanchissima e ho proprio bisogno di una pausa! E' da dicembre che non prendo fiato (persino della settimana dopo gli esami mi sono sfiancata con la maratona New Girl), se penso alla me di appena un anno fa, in questo periodo vigeva il riposo assoluto, fare le cose con calma, perdere tempo, uscire la sera, fare gli aperitivi e quant'altro. Ora invece capita che la sera sono stanca morta e voglio solo mettermi a letto! Però il fil rouge c'è: sto bene!

Detto ciò avevo detto che le cose potevano essere fino a sei e sei furono!
Vi lascio con un auguriobarraconsiglio e scappo a mangiare che già mi sono persa la prima lezione:


sabato 15 marzo 2014

Il mio polso e altri racconti

Oggi è un'altro di quei giorni da segnare nell'agendina dei giorni speciali, altre cose che interessano soltanto la fetta medica (o aspirante medica) dei miei ristretti lettori. Oggi, per la prima volta, ho manovrato un coloscopio in uscita ed è in assoluto la cosa più difficile e impegnativa che io abbia mai fatto!
Con più precisione è stato difficilissimo tenere questo tubo fermo in trazione; difficilissimo ma soprattutto stancante per il polso che deve girare a destra e sinistra incontrando una resistenza evidente!

Avevo già utilizzato il gastroscopio e visto fare questo esame lungo i diversi mesi in cui ho frequentato il reparto, quindi non ero del tutto impreparata su quello che sarebbe successo ma a un certo punto ho iniziato a sudare e a concentrarmi su questo benedetto polso per non farlo cedere dalla stanchezza... e qui nascono un paio di problemi perché nel contempo dovevo pensare a pigiare due tasti con tre funzioni differenti, ruotare una manovella in su e in giù .- il tutto con la mano sinistra - e rimanere al centro del lume colico. Insomma mi stavo un po' confondendo e la mano mi ha fatto malissimo per circa mezz'ora ma alla fine ce l'ho fatta grazie all'aiuto e la pazienza degli esperti al mio fianco! :D

Questi giorni in definitiva sono stati proficui al massimo, ho preso tanti accessi venosi, ho fatto delle visite, ho parlato con tanti pazienti. Ogni giorno che passa mi sembra di addentrarmi in un mondo stupendo, quello in cui le immagini e le mille spiegazioni dei libri diventano persone; le persone con le loro mille paure, alle quali spetta sempre un sorriso e una parola di conforto. A volte basta un nulla per rasserenare qualcuno, a volte bisogna sapere ascoltare i flussi di pensiero di chi non vuole risposte, vuole solo svuotarsi dall'ansia che ha. A volte basta tenere la mano a chi te lo chiede e assicurare che una volta fatta la sedazione, non si sentirà alcun dolore. Io lo trovo spettacolare, mi piace tanto quanto fare le visite e tutte quelle cose mediche che si fanno quando però i pazienti sono addormentati.

Ciò su cui rifletto maggiormente in questo momento è come cambia il rapporto medico-paziente a seconda della self confidence. E' importantissimo mostrarsi decisi e prendere posizione con sicurezza anche quando si tratta di spiegare come posizionarsi sul lettino. A volte quando devo prendere una vena un po' più ostica mi preoccupo di poter sbagliare e mi capita di chiamare gli infermieri e passare il testimone. Il concetto è uno: non ho fretta di imparare! Voglio fare tutto per bene, guardar fare, ripetere i gesti in mente e mimarli con le mani per poi poter effettuare tutte le manovre dalle più semplici alle più difficili con la maggior padronanza possibile, senza troppe indecisioni e così da saper affrontare eventuali imprevisti senza andare troppo nel pallone!

Certo a volte va male, faccio un po' di buchi a vuoto, sbaglio qualche pinzata, mi prendo un paio di cazziatoni ma servono anche questi per imparare il mestiere! In definitiva: sono davvero soddisfatta! :D

domenica 9 marzo 2014

Il mio posto magico

Lo sapevo che bastava andare in reparto per rinascere!
Lo sapevo che era la cosa che più mi mancava!
Sapevo che non vedevo l'ora di varcare quella porta cambiarmi d'abito per far diventare tutto più reale e meno inutile.

Lo sapevo ma sono arrivata nella stanza e sono stata un'ora ferma immobile con le braccia più conserte possibile per cercare di non toccare niente, con l'espressione da ebete tipo quelle scene dei film in cui tutti si muovono in fretta e tu stai a rallentatore perché non riesci a capire cosa e che fare!

Dopo un po' evidentemente vedere una persona inebetita faceva un certo effetto e quindi mi sono beccata un urlone della serie "ma che sei venuta a fa? A reggere i muri?" e mi sono sbloccata quindi ho districato le braccia, almeno quello.

Mi pare pure normale che là ci lavorano ogni giorno senza pause, arrivi tu che non ti ricordi niente e non vuoi combinare danni ma per loro non sei stata assente per 2 mesi interi, e quindi il professore si aspetta che ti ricorda i nomi di tutti i farmaci, dove stanno le pinze, quanta formalina si mette nelle provette e siccome è pure un giorno di quelli belli tosti, che tu sappia fare anche cose che non avevi mai fatto tipo far partire il lavaggio e simili!

Quindi a un certo punto sono andata in confusione però niente di grave, dopo aver districato le braccia ho iniziato anche a muoverle, e anche se non senza tentennamenti, ho iniziato a prendere ordini e lavorare anche io! Insomma ci siamo riusciti, ci sono riuscita; anche se un po' brusco come inizio, è servito a eliminare ogni titubanza.
Per fortuna la mattina c'era l'infermiere che mi ha aiutato a ripassare tutto quello che non mi ricordavo bene (effettivamente "tutto quello che non ricordavo bene" era "tutto").

Un'altra cosa positiva è che il prof si ricordava - per sbaglio - che bene o male io sapessi fare un po' tutto (il che non è affatto vero) e quindi mi ha lasciato prendere tutti gli accessi venosi che volevo e ho fatto pratica, che mi pare pure logico che uno studente di medicina del 4 anno sappia prendere una vena (e non è così scontato), mi ha fatto fare una gastroscopia con lui e mi ha chiamato quando aveva bisogno di uno studente meno intontolito (povero illuso!)!

Insomma, prima settimana ok e mi ritrovo ad aspettare con ansia il lunedì - che tra parentesi, ricominciano le lezioni del secondo semestre - chi lo avrebbe mai detto!?!

sabato 1 marzo 2014

La mia involuzione didattica

E niente, è finita, gli esami del primo semestre sono finiti (non poi così bene), io ho un sacco di cose da recuperare. Ma ormai è tardi per farlo e nello stesso tempo presto per riimboccarsi le maniche.
Così mi attrezzo per passare un periodo sereno, ed ecco cosa faccio, me ne ritorno in reparto. Ai nuovi tirocini mi ci sono iscritta ma sono nei turni di primavera quindi anche là, posso prendere il tempo di respirare.
Ora vorrei toccare un tasto molto caldo della mia vita da studente: la solidarietà tra colleghi. Non esiste. Non me ne sono certo accorta adesso, però mai c'avevo sbattuto la faccia. E il dilemma continua: sarà per sempre così? Nella vita lavorativa, nella specializzazione, nei rapporti di ogni giorno? Io non mi voglio osannare, non sono lo stinco di santo dell'università, ma non mi è mai passato per l'anticamera del cervello di fare del male a qualcuno appositamente, ne soprattutto godere delle disgrazie altrui. 
Ecco l'università non mi piace, non mi piace proprio per nulla. Sono superstanca, non mi va più di organizzare la mia vita al minuto per barcamenarmi tra appelli e sessioni che poi nemmeno si sa se ci saranno. Non mi va lottare contro i mulini a vento, contro le decisioni dei pezzi grossi che mi dicono quando, con chi e come fare un cavolo di esame. E a questo aggiungere i colleghi che sono pronti dietro la porta per aggiungere difficoltà su difficoltà. La realtà è che ogni professore crede che la sua materia sia la più importante, sarebbe fantastico se lo dimostrassero tenendo dei corsi magistrali, mettendo passione nelle loro lezioni, mostrandoci cosa li ha portati verso quella strada, assumendo un atteggiamento positivo. Invece no, non gliene frega un cavolo, noi siamo un impegno in più dopo una stancante giornata di lavoro, hanno solo pretese e mai attese. Questo percorso è veramente troppo lungo e anche superata la metà, il traguardo non è nemmeno in lontananza, non lo vedi sfocato e appannato, non c'è proprio! Inesistente, vago. Illusorio. 
E quindi dopo una delle peggiori sessioni di esami raccolgo i cocci della mia insoddisfazione, che anche una piccola vittoria non riesce a rendermi felice. 

Ma quale crescita? Questa università non ti fa crescere, ti fa involvere, ti succhia le energie e se sei una persona mediocre ti renderà presto una persona di merda. 

Come tutte le cose finite, ci sarà un termine, e ogni giorno per me si aggiunge un tassellino di disinteresse.
Che tristezza.

lunedì 17 febbraio 2014

Il mio racconto della settimana

La settimana scorsa è stata un po' diversa dal solito, io ho fatto quello che più amo fare: cucinare, lasciare l'impronta del mio corpo sul letto e guardare serie tv, film, cartoni animati, improponibili anteprime domenicali mandate da la7d e giusto 2 tg per non alienarmi troppo dalla realtà.
Ho concluso ieri sera intorno alla mezzanotte preparando il budino per la colazione di oggi per me e i miei amati coinquilini.
Più o meno l'andazzo della settimana è stato questo:
- Lunedì, martedì e mercoledì: tutto il giorno a letto con le persiane chiuse per la mia full immersion New Girl (serie tv che consiglio a tutti). Mi sono alzata solo per soddisfare i bisogni fisiologici alimentari e le capatine al bagno (lavarsi solo i denti giusto per mantenere un minimo di igiene) eccezion fatta per una piccola interruzione dovuta ad un'uscita veloce il lunedì sera con cena a base di "pane ca meusa" e pizza di pessima qualità per le vie di Palermo. Ovviamente l'abbigliamento base di questi tre giorni è stato il pigiama. Parlare con le persone era diventato difficoltoso poiché sentire 10 ore al giorno l'inglese in un certo senso resetta il centro del linguaggio. Poi ovviamente ho assunto i toni di voce dei personaggi della serie tv, la luce del sole mi dava fastidio e ho dormito pochissimo. In più ha piovuto ininterrottamente, o almeno credo dato che queste informazioni le ho estrapolate dal rumore dell'acqua contro le persiane.
- Giovedì: sono rinata, ho ripreso i contatti con il mondo, ho ben pensato di uscire di casa, sono andata all'ospedale dei bambini a fare il clown e anche se ero stanchissima ho deciso che la giornata non sarebbe finita lì, tanto che ho trascorso tutto il pomeriggio fuori. La pioggia non c'è stata e c'era pure abbastanza caldo quindi ho prolungato la mia uscita pomeridiana facendola diventare uscita serale quindi notturna. Ho mangiato un panino dal tizio che frigge pure l'aria, ho mischiato un po' di alcolici senza ottenere risultati sperati; alla mezzanotte mi sono beccata un abbraccio di San Valentino e sono rientrata a casa che già eravamo venerdì.
Venerdì: per l'appunto gli alcolici hanno fatto effetto la mattina dopo per cui avevo un po' di intontimento generale che è passato con il pranzo. Una volta riattivatami, per un motivo o per un altro si sono disdetti gli appuntamenti che avevo al mio amato paesello quindi sono rimasta nell'Urbe e ho trascorso un pomeriggio tranquillo. Ho imparato a usare l'uncinetto con la lana e mi sono intrippata di brutto chiedendomi perché gli uomini non fanno la maglia!
Sabato: la mattina è passata che nemmeno me ne sono accorta, già che c'eravamo di pomeriggio ho impastato la pizza e ho preparato i calzoncini con l'aiuto delle mie due splendide amiche. Pizza, tv e amici sono sempre un connubio perfetto ad ogni età, credo.
Domenica: si sa la domenica è sempre un giorno sottotono, colazione tardi, dubbi esistenziali "maoggichemangiamo?", "èvanzataunpodipizza", "nonabbiamopiùnullaindispensa" risolti con l'ingrediente più famoso nelle case degli studenti: il tonno in scatola! Film pomeridiano senza senso, uscita cattolica e rientro a casa con cibo e viveri mandati dalla mamma della coinquilina che almeno abbiamo il rosmarino adesso, e posso mettercelo nelle patate! Il sopracitato budino ha messo un punto alla settimana.

Oggi però basta, c'è ancora il sole ok, c'è anche il canto degli uccellini ma basta! Ho ripreso le carte, ho ripreso a leggere la roba medica, ho ripreso a studiare... 
Anche se è difficile ignorare i 24°C che ci sono fuori... c'è un sole fantastico, c'è  il cielo azzurro che più azzurro non si può, le nuvole sono in vacanza nell'altro emisfero.... mi sa che non mi accontenterò di godermi il panorama dalla finestra! 

mercoledì 12 febbraio 2014

La mia materia no

Gli esami sono così: si studia (bene o male), si va all'esame (preferibilmente puntuali), si aspetta il proprio turno (alcuni con troppa ansia) e si lotta per strappare un voto qualsiasi che possa dimostrare che "io valgo e oggi ve lo dimostrerò"; 
E poi ci sono tutti quelli che si incontrano la mattina: quelli che non sanno niente, quelli che sanno tutto e camminano col petto in fuori, quelli che non gliene frega un cavolo perché qualcuno ha pensato a loro, quelli agitati, quelli tranquilli "che tanto scena muta non la faccio", quelli con un fantastico nome, musicale, bello da pronunciare e un altrettanto notevole cognome, fattore determinante per la riuscita della suddetta prova. Poi ci sono io, ma non la me di sempre, la me di questi ultimi due mesi che per una strana congiunzione astrale, sta perdendo tempo fertile per diventare preparata in tante cose oltre la gastroenterologia e la ematologia.
Ho cannato ben due appelli: gennaio, febbraio, ultima possibilità a breve poi penso che il libretto me lo firmo da sola e vaffanculo.
La domanda sorge spontanea: ma così scarsa sei? Ma no! Ma certo che no, sono disposta a rispondere con i fatti, posso rispondere a tutte le vostre domande di teoria e pratica clinica. Allora che è successo? Beh andiamoci con ordine perché anche io mi faccio la stessa domanda:
Dicembre: era proprio la vigilia di Natale quando ho iniziato a studiare immolando e sostituendo la felicità, il clima natalizio, la gioia delle feste, con la tristezza insormontabile delle malattie e dei bambini che muoiono con la leucemia e roba simile. Era dicembre, avevo fatto un esame da poco e niente mi poteva fermare, tranne il fatto che due giorni prima dell'esame - e siamo arrivati a gennaio - devo scappare a casa per problemi familiari... e zappetè, crash, bing bong bung, yuhuu! non posso finire di ripetere la materia. Ecco quelli come me, non troppo secchioni ma nemmeno troppo strafottenti non se la sentono di sedersi senza aver finito tutta la materia, non tanto per il voto chechisenefotte ma tanto per una questione di giustizia e correttezza. Ma all'esame mi presento lo stesso dai in fondo il prof se va male mi fa rifiutare e c'è l'altro appello dopo 14 giorni. 
Ecco adesso immaginiamoci tutti un'aula, una studentessa che chiede, quasi retoricamente:"se dovessimo rifiutare il voto oggi, lo possiamo rifare l'esame al prossimo appello?!" e un professore che risponde"Nooooooooooooooo!!! Quali assurdità? Giammai, se rifiutate lo verbalizziamo che avete rifiutato (O_O) e lo potete rifare tra venti giorni lavorativi, quindi il terzo appello! E se verrete rimandati lo farete direttamente a giugno, e vi legherò un masso di 38 kg alla caviglia, non sia mai che torniate a casa leggiadri e con la voglia di vivere!". Panico. Ok, questo non lo avevo previsto. Manteniamo la calma. Penso: che sarà mai, lo faccio direttamente la prossima volta. E là mi sbagliai, forse feci un errore, ma che ne potevo sapere? Come potevo immaginare che 15 giorni in più per ristudiare, ripassare, ri-ripetere tutto, non sarebbero stati la soluzione perfetta per passare l'esame? Dopo 5 anni all'università ancora non ho imparato a credere nel Divino Culo. Non ho smesso di farmi tante aspettative quando il tempo per studiare mi è sembrato più che sufficiente; di guardarmi allo specchio la fatidica mattina dell'esame e dirmi "tu ce la farai, hai studiato tutto, sai parlare in italiano, risponderai a tutte le domande e male che vada prenderai un bel voto! Cioè hai fatto tanti esami arrivando con le pezze al culo, facendo gli ultimi argomenti di corsa ed è andata più che bene! Stavolta sarà un gioco da ragazzi!".
E così è stato: di ematologia soltanto però. Con l'altro è successo l'irrimediabile, è successo che io non lo so che quei particolari ammalati il fumo di sigaretta li nausea troppo che non fumano più e non vogliono sentire manco parlare di carne e altre cose che davvero un giorno se sarò gastroenterologa (ma anche no!) sicuramente le imparerò sul campo. E insomma: "Signorina facciamo prima se lei mi dice che non ha studiato", CHE NON HO STUDIATO? Poi sbrocco, e rispondo male, sempre molto diplomaticamente ma sicuramente male. Che io il rispetto ce l'ho prima di tutto per me stessa e che non ho studiato non lo dico manco per scherzo. Mi alzo, però col cazzo che verbalizzo, ci vediamo al terzo appello. E intanto gli altri progetti, programmi, materie, tirocini, felicità, si son fatti benedire. 

sabato 30 novembre 2013

Il mio giorno più bello

Super Mario compagno di avventure nei miei pomeriggi di 15 anni fa!

Sarà passato un mese circa che di tanto in tanto vado in reparto - diciamo un due tre volte a settimana - della serie che salgo su, mi cambio e inizio a fare qualcosa! Non a guardare, ma a fare qualcosa! Dopo 4 anni di immaginare la vita in ospedale dando di tanto in tanto una sbirciatina qua e la, qualcosa inizia a prendere forma! 

I movimenti diventano più sicuri, caricare i farmaci, interagire coi pazienti, chiedere l'anamnesi e rassicurarli prima dell'esame se sono dei tipi "scantulini"! Entrare nella sala e dare il buongiorno a tutti e rispondere felice e contenta quando il prof mi dice:"li carichi tu i dati del paziente?". Sono tante piccole cose, tante piccole prime cose, la prima visita che ho fatto, la prima volta che ho preso una vena, la prima volta che ho aiutato in una medicazione, quella in cui ho siglato una provetta, in cui ho usato le pinze da biopsia e in cui ho messo l'acqua ossigenata su una ferita! 
E poi oggi, la prima volta che prendo in mano un gastroscopio e lo muovo dentro un vero stomaco, che ruoto i comandi e mi sento di giocare a Super Mario Bros però invece di saltare sulle tartarughe e inglobare funghetti io ho insufflato e aspirato con indice e medio della mano sinistra, ruotato in su e giù con il pollice e con la mano destra girato e tirato via il tubo guardando con 10 occhi quello schermo piccolo come la tv "Nokia" 14 pollici che avevamo in cucina quando mi mettevo a giocare col Nintendo! Non dimenticherò mai questa giornata e il viso della paziente che si è svegliata serena (ok per stavolta non ho ucciso nessuno!). Tra tutte le persone che ho accompagnato in stanza, questa è certamente la più importante e credo di aver camminato per i corridoi con un sorriso da ebete stampato in faccia! 

Un'emozione indescrivibile! Il tempo sembra girare all'impazzata là dentro, sono le 9 di mattina poi riguardo l'orologio e sono le 2 del pomeriggio! Peccato che però rientro a casa e devo tornare coi pedi per terra, che suona il citofono ed è il collega che viene per ripetere la materia di dicembre; insomma, non arriverà nessuno stipendio a fine mese e il giorno dopo non avrò il turno in sala operatoria come gli specializzandi ma sono contenta lo stesso! Contenta da morire! Una spinta in più per affrontare lo studio matto e disperato, un modo più leggero di far trascorrere questi 3 anni che mi restano! Poi raccogliere tante piccole soddisfazioni come quell'anziana signora che mi dice "Sei dolcissima"o quell'altra che mi ringrazia perché le ho tenuto la mano prima che si addormentasse!

Non c'è fretta, mi va bene fare un passo alla volta: la prima mezza gastroscopia oggi, un tesserino da vero medico nella tasca del camice domani! 

venerdì 25 ottobre 2013

La storia della mia anima

Stamattina mi sono sono svegliata, ho staccato la sveglia e mi sono riaddormentata. E' una cosa che non avevo mai fatto in città, questo può voler dire una serie di cose:
1) anche qua sono a casa;
2) non ho voglia di far nulla;
3) mi piace dormire.
Forse tutti e tre i punti sono veri. Da quando mi sono alzata continuo a canticchiare questa canzone, chissà perché.

Ma andiamo a ritroso con ordine.
Ormai la settimana è conclusa, ho ancora strascichi di tonsillite, resti di tosse e il naso chiuso. Un po' per spavalderia, un po' per testardaggine, ho voluto mettere alla prova le mie difese immunitarie, ho avuto un'infezione e non l'ho voluta curare con gli antibiotici, i pro sono che ho vinto io, unicamente con le mie forze, i contro sono che sto così da 8 giorni e anche se non ho più dolori da lunedì, si tratta comunque una guarigione lenta. 

Però non ho fretta. Questa frase rispecchia il periodo che sto attraversando.
Non ho fretta di andare a lezione e ci vado molto poco.
Non ho fretta di andare a letto quindi vado a dormire tardi.
Non ho fretta di fare gli esami quindi vado in reparto.
Non ho fretta di vivere quindi mi sento in pace con me stessa, sto bene.

Ecco questa situazione non può durare per sempre, perché arriverà un giorno in cui prenderanno le presenze in aula e io non ci sarò, avrò sonno per essere andata a letto tardi, così sonno da non riuscire ad alzarmi in tempo per andare in reparto e dovrò studiare giorno e notte per arrivare preparata alla sessione di esami. Non so se in questo caso sarò ancora in pace con me stessa.

Però...
Il reparto, dicevo, ho trovato un professore incredibilmente disponibile che ci fa lavorare, in un solo giorno ho già imparato qualcosa di concreto sull'anatomia addominale, ho fatto alcune manovre e visitato alcuni pazienti. Sono felice poiché non immaginavo ancora il giorno in cui avrei usato le mani per fare qualcosa di diverso dal sottolineare pagine e pagine infinite di libri, fotocopie, dispense, slide, sbobinature, appunti e chi più ne ha più ne metta.

Ho ricevuto un regalo di Natale in anticipo, regalo graditissimo ma senza dubbio contentezza perché tutto questo è estremamente dolce!

Ho trascorso un'intera notte a parlare, non importa di cosa, cose importanti, cose stupide, cose che magari di giorno non se ne parla, cose che alle 5 di mattina restano solo 4 ore per concludere la notte dormendo, cose che a me rendono estremamente felice.

Mi sto preparando a festeggiare un evento che mi rende contenta solo a pensarci.

Sono uscita e ho conosciuto persone nuove, alcune le ho fatte conoscere tra loro e mi piace pensare che se mai un giorno si rivedranno e si risaluteranno è un po' grazie a me.

Ho riflettuto tantissimo sull'amicizia e come gli amici collaborano tra loro per far felici altri amici.

So di essere felice. Più del solito, è bello!




mercoledì 18 settembre 2013

La mia finestra due

La mia nuova finestra

Si può dire che io mi sia definitivamente stabilizzata nella nuova casa. A dire il vero non sono per nulla stabilizzata mentalmente parlando. La caratteristica di avere una forma mentis molto molto abitudinaria e a tratti conservativa mi dà non pochi problemi in queste occasioni.
Adesso ho uno spazio triplicato rispetto a prima e ancora non so cosa farne. 
Ho due letti e ancora non so cosa farne.
Ho una scrivania e ancora non so cosa farne.
Attualmente uso queste parti della stanza come poggia oggetti, indumenti, bottiglie, zaini, tegami da riportare a casa, caricabatterie e simili. Si sono anche moltissimo disordinata.
La cosa che non sopporto è non riuscire a togliere quell'odore pungente di mobili, di legno, nuovo o vecchio che sia, di tarlo, di truciolare. I detersivi al profumo di brezza marina, tulipani olandesi, muschio bianco, a che cavolo servono?

Con pazienza e calma riuscirò ad adattarmi, in fondo ho solo 23 anni.

In attesa di riprendere a studiare passo le mie giornate a fare la Settimana Enigmistica e impazzire dietro a Bartezzaghi, sfidare i miei limiti mentali che non mi permettono di risolvere più di tre rebus tra tutti quelli proposti, guardare le ultime puntate di The Mentalist che mi stuffava concludere a giugno, cucinare il pranzo e sbrigare alcuni affari che poi affari non lo sono per nulla.

Non è poi così male.





venerdì 13 settembre 2013

La mia scommessa in corso

Questa settimana è stata difficile.
Partiamo dal presupposto che mi hanno bloccato il portale studenti; mi hanno spostato un esame al giorno in cui sarò in una magnifica città europea a godermi cose come Leonardo da Vinci, stazioni che sono musei e torri di ferro altissime; hanno tolto gli appelli di ottobre e dicembre; devo fare un altro esame per concludere l'anno come avevo previsto ma slitterà di diversi mesi.
Bene.
L'università che mi mette i bastoni tra le ruote, nulla di nuovo sotto il sole. 
Poi oggi: la situazione migliora, qualcosa torna al proprio posto, sono in vacanza per qualche giorno poi ancora per il viaggio. 
Poi comincerà il 4º anno.
Penso: "che palle non ne posso più!".
Mi ricredo quasi subito. 
Penso ai test che anche quest'anno hanno fatto impensierire, piangere, trepidare tantissimi ragazzi che inseguono un sogno. 
Ripenso a cinque anni fa, orgogliosa del mio percorso liceale ma senza nessuna idea per il futuro, sicuro non fare il medico, "medicina è troppo lunga" dicevo, non voglio pensarci perché sarebbe bello ma non fa per me. Poi il 24 agosto 2009 passeggiando sul lungomare qualcuno mi chiede se preferisco le provette o le persone. Il giorno dopo ultima mattina utile per pagare le tasse di iscrizione ai test, vado in banca con 50€ e quasi di nascosto pago il MAV. Il tour de force nella settimana che mi separava dal test ovviamente non è bastato. Un anno di indecisioni, difficile credere che non ce l'avevo fatta, non bastava averci creduto? La paura di fallire un'altra volta, il pensiero improvviso di voler andare a studiare Dante. Passano i mesi e sono insoddisfatta. 
E siamo di nuovo a luglio, ci riprovo, con più grinta, con amore, con passione. Senza dir nulla a nessuno se non ai miei genitori. 
Poi quel fantastico giorno: quasi non mi sembra vero ma sono in graduatoria.
Se ripenso alla mattina del test quando parcheggiai in fretta e furia e poi al ritorno trovai la multa per divieto di sosta, mi ritorna in mente quanto ero felice, quanta paura avevo di quei sei anni, quanta ne ho adesso, perche si, non sono la persona giusta per mettermi lì con costanza ed amare ogni materia e gioire per ogni ora passata sui libri.
No.

Se non pensassi al giorno in cui indosserò un camice non riuscirei a fare tutto questo.
Invece ci riesco.

Chissà quali emozioni provano i ragazzi oggi. 
Un solo suggerimento, non bisogna mai demordere!