venerdì 28 marzo 2014

I miei numeri

La sensazione fantastica di scrivere in posizione orizzontale non ha prezzo, per cui, per festeggiare questa mattina in cui mi sto riposando, ho ben pensato di raccontare le quattro cose che mi sono successe in questi giorni (potrebbero anche essere cinque o sei).

uno) le lezioni sono riprese alla grande, anche troppo, infatti gli orari non sono compatibili con la vita, almeno non con la vita salubre, dalle 13 alle 18.30 e alcuni giorni ho rischiato di addormentarmi in aula... così per non rischiare, un giorno mi sono fatta un pisolino nell'ultima fila, ed era ancora la prima settimana, giusto per dare l'impronta perfetta al semestre.

due) al solito, due o tre giorni a settimana sono dedicati al reparto, e questo vuol dire proprio che sto là dalle 7 alle 9 ore, senza mangiare ne bere, penso che mi daranno una nuova divisa a righe verticali, stile carcerato. Okok, non mi lamento perché ho piena coscienza di quello che faccio, insomma me la sono andata a cercare  io. E poi siamo ancora nella fase che mi piace tantissimo e non mi rendo conto che in realtà non siamo nella stanza dello spirito e del tempo (per gli amanti di Dragon ball), ancora non ho capito dove finiscono le ore quando guardo l'orologio e sono le 12.00 poi lo riguardo e sono le 16.30. Ho contattato la redazione di Mistero, restate sintonizzati che manderanno un servizio in merito.

tre) studiare: ora come ora studio a lezione, con il materiale degli anni passati bello e stampato, il prof spiega e io sottolineo; questo vi fa capire come i professori utilizzino sempre lo stesso materiale, le stesse slide, le stesse parole per insegnare sempre le stesse cose. Amen!

quattro) in generale questo periodo è proficuo anche da un punto di vista spirituale umanistico, siccome a quanto pare la legge del contrappasso esiste, dopo una serie di aridità e cazziatoni vari mi sono ritrovata ieri in reparto con ben 5 persone - diverse e non appartenenti alla stessa famiglia, ci tengo a sottolineare -  che mi hanno fatto i complimenti per il mio comportamento nei loro confronti. Nell'ordine: a) "sei un angelo! hai un dono!" (ma chi io? non è che invece dell'ossigeno abbiamo usato gas allucinogeni? o ancora: non è che la tutina mi sta così larga nelle spalle che sembra abbia le ali? Comunque ringrazio, chi me lo ha detto era di una dolcezza sconfinata); b) "Signorina (grazie per il signorina) ce la possiamo dare l'acqua e zucchero?" "Perché si sente mancare?" "No per sicurezza" "Mi sembra un tantino eccessivo!" "Ha ragione signorina, comunque lei ci sa proprio fare, parte col piede giusto, veramente gentilissima! Grazie!" (Prego signò, ma se la prenda lei l'acqua e zucchero mi pare che dice cose strane!); c) "Scusi signore le ho sporcato un po' la maglia di sangue, sa com'è a volte succede che esce un po' dal cateterino!" "Futtitinniiiiiiii!!!!! Talè chi bedda sciacquata!!! (modo di dire che non si può convertire in italiano per il profondo significato che c'è dietro) Non ti preoccupare! Sei troppo simpatica" (Grazie assai, quindi non c'è bisogno che le paghi la lavanderia?); d) quindi lei è una studentessa!? Ma che bello, è gentilissima, allora magari un giorno ci riincontreremo (ma spero di no in ospedale!) senza disgrazie in mezzo (ah menomale!) e io dirò - Dottoressa... - come ti chiami???" "Mi chiamo ThereseM" "Dottoressa ThereseM!!!! Si ricorda quando ancora era una stuentessa???" (speriamo che me lo ricordi altrimenti ci incontriamo in una clinica per demenza senile!); e) dulcis in fundo: "Oggi sei stata brava quando ti sei accorta di quella cosa! vedi, ha piovuto tutta la mattina e noi non ce ne siamo accorti perché stavamo lavorando, continua così che diventerai una brava!" "grazie prof.", e suonavano le trombe a festa dentro la mia testa!
Ebbene vi dirò, i complimenti me li piglio tutti, con un sorriso 32 denti, mi fanno piacere, me li conservo in tasca così quando ci sarà quel giorno in cui mi beccherò male parole e rimproveri ne esco uno e me lo mangio (per restare in tema posso mangiare solo quelli dato che non ho il tempo di andare a pranzare quando sto in reparto!)!

cinque) sono stata a una laurea e sono successe un sacco di cose strane ma alla fine in questo caso ho potuto dimostrare che io ci sono!

sei) questo periodo presto finirà, la pacchia della mattina di riposo, della giornata in reparto, di me che salto le lezioni come un coniglietto di Pasqua tra i prati; tra meno di un mese dovrò rinunciare a tutto questo e starmene a studiare (ahimè!), ma intanto la prossima settimana parto per un lungo week end toscano e non vedo l'ora perché sono stanchissima e ho proprio bisogno di una pausa! E' da dicembre che non prendo fiato (persino della settimana dopo gli esami mi sono sfiancata con la maratona New Girl), se penso alla me di appena un anno fa, in questo periodo vigeva il riposo assoluto, fare le cose con calma, perdere tempo, uscire la sera, fare gli aperitivi e quant'altro. Ora invece capita che la sera sono stanca morta e voglio solo mettermi a letto! Però il fil rouge c'è: sto bene!

Detto ciò avevo detto che le cose potevano essere fino a sei e sei furono!
Vi lascio con un auguriobarraconsiglio e scappo a mangiare che già mi sono persa la prima lezione:


sabato 15 marzo 2014

Il mio polso e altri racconti

Oggi è un'altro di quei giorni da segnare nell'agendina dei giorni speciali, altre cose che interessano soltanto la fetta medica (o aspirante medica) dei miei ristretti lettori. Oggi, per la prima volta, ho manovrato un coloscopio in uscita ed è in assoluto la cosa più difficile e impegnativa che io abbia mai fatto!
Con più precisione è stato difficilissimo tenere questo tubo fermo in trazione; difficilissimo ma soprattutto stancante per il polso che deve girare a destra e sinistra incontrando una resistenza evidente!

Avevo già utilizzato il gastroscopio e visto fare questo esame lungo i diversi mesi in cui ho frequentato il reparto, quindi non ero del tutto impreparata su quello che sarebbe successo ma a un certo punto ho iniziato a sudare e a concentrarmi su questo benedetto polso per non farlo cedere dalla stanchezza... e qui nascono un paio di problemi perché nel contempo dovevo pensare a pigiare due tasti con tre funzioni differenti, ruotare una manovella in su e in giù .- il tutto con la mano sinistra - e rimanere al centro del lume colico. Insomma mi stavo un po' confondendo e la mano mi ha fatto malissimo per circa mezz'ora ma alla fine ce l'ho fatta grazie all'aiuto e la pazienza degli esperti al mio fianco! :D

Questi giorni in definitiva sono stati proficui al massimo, ho preso tanti accessi venosi, ho fatto delle visite, ho parlato con tanti pazienti. Ogni giorno che passa mi sembra di addentrarmi in un mondo stupendo, quello in cui le immagini e le mille spiegazioni dei libri diventano persone; le persone con le loro mille paure, alle quali spetta sempre un sorriso e una parola di conforto. A volte basta un nulla per rasserenare qualcuno, a volte bisogna sapere ascoltare i flussi di pensiero di chi non vuole risposte, vuole solo svuotarsi dall'ansia che ha. A volte basta tenere la mano a chi te lo chiede e assicurare che una volta fatta la sedazione, non si sentirà alcun dolore. Io lo trovo spettacolare, mi piace tanto quanto fare le visite e tutte quelle cose mediche che si fanno quando però i pazienti sono addormentati.

Ciò su cui rifletto maggiormente in questo momento è come cambia il rapporto medico-paziente a seconda della self confidence. E' importantissimo mostrarsi decisi e prendere posizione con sicurezza anche quando si tratta di spiegare come posizionarsi sul lettino. A volte quando devo prendere una vena un po' più ostica mi preoccupo di poter sbagliare e mi capita di chiamare gli infermieri e passare il testimone. Il concetto è uno: non ho fretta di imparare! Voglio fare tutto per bene, guardar fare, ripetere i gesti in mente e mimarli con le mani per poi poter effettuare tutte le manovre dalle più semplici alle più difficili con la maggior padronanza possibile, senza troppe indecisioni e così da saper affrontare eventuali imprevisti senza andare troppo nel pallone!

Certo a volte va male, faccio un po' di buchi a vuoto, sbaglio qualche pinzata, mi prendo un paio di cazziatoni ma servono anche questi per imparare il mestiere! In definitiva: sono davvero soddisfatta! :D

domenica 9 marzo 2014

Il mio posto magico

Lo sapevo che bastava andare in reparto per rinascere!
Lo sapevo che era la cosa che più mi mancava!
Sapevo che non vedevo l'ora di varcare quella porta cambiarmi d'abito per far diventare tutto più reale e meno inutile.

Lo sapevo ma sono arrivata nella stanza e sono stata un'ora ferma immobile con le braccia più conserte possibile per cercare di non toccare niente, con l'espressione da ebete tipo quelle scene dei film in cui tutti si muovono in fretta e tu stai a rallentatore perché non riesci a capire cosa e che fare!

Dopo un po' evidentemente vedere una persona inebetita faceva un certo effetto e quindi mi sono beccata un urlone della serie "ma che sei venuta a fa? A reggere i muri?" e mi sono sbloccata quindi ho districato le braccia, almeno quello.

Mi pare pure normale che là ci lavorano ogni giorno senza pause, arrivi tu che non ti ricordi niente e non vuoi combinare danni ma per loro non sei stata assente per 2 mesi interi, e quindi il professore si aspetta che ti ricorda i nomi di tutti i farmaci, dove stanno le pinze, quanta formalina si mette nelle provette e siccome è pure un giorno di quelli belli tosti, che tu sappia fare anche cose che non avevi mai fatto tipo far partire il lavaggio e simili!

Quindi a un certo punto sono andata in confusione però niente di grave, dopo aver districato le braccia ho iniziato anche a muoverle, e anche se non senza tentennamenti, ho iniziato a prendere ordini e lavorare anche io! Insomma ci siamo riusciti, ci sono riuscita; anche se un po' brusco come inizio, è servito a eliminare ogni titubanza.
Per fortuna la mattina c'era l'infermiere che mi ha aiutato a ripassare tutto quello che non mi ricordavo bene (effettivamente "tutto quello che non ricordavo bene" era "tutto").

Un'altra cosa positiva è che il prof si ricordava - per sbaglio - che bene o male io sapessi fare un po' tutto (il che non è affatto vero) e quindi mi ha lasciato prendere tutti gli accessi venosi che volevo e ho fatto pratica, che mi pare pure logico che uno studente di medicina del 4 anno sappia prendere una vena (e non è così scontato), mi ha fatto fare una gastroscopia con lui e mi ha chiamato quando aveva bisogno di uno studente meno intontolito (povero illuso!)!

Insomma, prima settimana ok e mi ritrovo ad aspettare con ansia il lunedì - che tra parentesi, ricominciano le lezioni del secondo semestre - chi lo avrebbe mai detto!?!

sabato 1 marzo 2014

La mia involuzione didattica

E niente, è finita, gli esami del primo semestre sono finiti (non poi così bene), io ho un sacco di cose da recuperare. Ma ormai è tardi per farlo e nello stesso tempo presto per riimboccarsi le maniche.
Così mi attrezzo per passare un periodo sereno, ed ecco cosa faccio, me ne ritorno in reparto. Ai nuovi tirocini mi ci sono iscritta ma sono nei turni di primavera quindi anche là, posso prendere il tempo di respirare.
Ora vorrei toccare un tasto molto caldo della mia vita da studente: la solidarietà tra colleghi. Non esiste. Non me ne sono certo accorta adesso, però mai c'avevo sbattuto la faccia. E il dilemma continua: sarà per sempre così? Nella vita lavorativa, nella specializzazione, nei rapporti di ogni giorno? Io non mi voglio osannare, non sono lo stinco di santo dell'università, ma non mi è mai passato per l'anticamera del cervello di fare del male a qualcuno appositamente, ne soprattutto godere delle disgrazie altrui. 
Ecco l'università non mi piace, non mi piace proprio per nulla. Sono superstanca, non mi va più di organizzare la mia vita al minuto per barcamenarmi tra appelli e sessioni che poi nemmeno si sa se ci saranno. Non mi va lottare contro i mulini a vento, contro le decisioni dei pezzi grossi che mi dicono quando, con chi e come fare un cavolo di esame. E a questo aggiungere i colleghi che sono pronti dietro la porta per aggiungere difficoltà su difficoltà. La realtà è che ogni professore crede che la sua materia sia la più importante, sarebbe fantastico se lo dimostrassero tenendo dei corsi magistrali, mettendo passione nelle loro lezioni, mostrandoci cosa li ha portati verso quella strada, assumendo un atteggiamento positivo. Invece no, non gliene frega un cavolo, noi siamo un impegno in più dopo una stancante giornata di lavoro, hanno solo pretese e mai attese. Questo percorso è veramente troppo lungo e anche superata la metà, il traguardo non è nemmeno in lontananza, non lo vedi sfocato e appannato, non c'è proprio! Inesistente, vago. Illusorio. 
E quindi dopo una delle peggiori sessioni di esami raccolgo i cocci della mia insoddisfazione, che anche una piccola vittoria non riesce a rendermi felice. 

Ma quale crescita? Questa università non ti fa crescere, ti fa involvere, ti succhia le energie e se sei una persona mediocre ti renderà presto una persona di merda. 

Come tutte le cose finite, ci sarà un termine, e ogni giorno per me si aggiunge un tassellino di disinteresse.
Che tristezza.