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venerdì 15 agosto 2014

Le mie Latvia e Lietuva

Sono tornata. A casa mia mentre sto scrivendo ci sono circa 35ºC e sogno i campi di hockey, alle spalle me ne sono lasciati circa 35. Si, sono andata in Lettonia e anche in Lituania e ho trovato le stesse terribili temperature. 
Ma andiamoci con ordine. 
Il mio viaggio è iniziato con un giorno in reparto, il giorno prima della partenza quando ancora avevo una casa - questa è un'altra lunga storia che tenterò di raccontare -. 
Il giorno prima del volo, quindi, son tornata a casa alle 20 poi ho traslocato nel corridoio tutta la mia roba o quel che ne restava, soprattutto stoviglie e gli ultimi libri, e il giorno dopo son partita alla volta dell'aeroporto. Ovviamente son partita con jeans e felpa sulle spalle che poi a Kaunas (Lituania) alle 23.00 c'era sicuramente freschetto. Vatti a immaginare che invece mettendo il piede fuori nella scaletta per scendere dall'aereo, una ventata calda e appiccicosa mi pervade. Andiamo bene! Questa è l'antifona della mia vacanza. Ma insomma ci spostiamo subito verso la Lettonia, arriviamo verso le 2 a Rīga dove dormiamo. E fu sera e fu mattina,
primo giorno:
Rīga è bella, ma non la più bella, c'è qualcosa che stona tra i diversi stili delle costruzioni messi uno accanto all'altro e poi la delusione più grande, non trovo matite - che colleziono - (e non ne troverò nemmeno in Lituania), solo un modello che compro con l'amaro in bocca. 
A Rīga c'è Tyger, credo che sia il negozio più bello in cui sia mai entrata (c'è anche a Firenze in Italia, da poco, dovrò necessariamente andare). Tutto bianco stile minimal e un'esplosione di colori negli oggetti esposti. C'era di tutto, dalle ciabatte con la pianta costituita da erbetta sintetica, triliardi di cartoleria da 1 e 2 euro (ho acquistato un quaderno di viaggio), candele, roba da cucina, clessidre per misurare i tre minuti necessari a lavare i denti, sottopentole, giocattoli, penne, colori, evidenziatori e veramente circa un'altro migliaio di cose che urlavano "Compramiiii!". So che sto spendendo troppe righe per parlare di questa cosa ma sono letteralmente impazzita là dentro. Nel tardo pomeriggio ci vengono a prendere per andare verso la città che ci ospiterà per i prossimi giorni in cui si terrà lo scambio;

secondo giorno:
Dormivo con una finestra puntata sugli occhi in una stanza mansardata, ma ho dormito bene lo stesso, lo scambio è iniziato bene, il tema era la filmografia. L'organizzazione era meravigliosa, spaccava il secondo, da bravi nordici. L'inglese era un po' un problema soprattutto all'inizio. Tutti lo parlavano benissimo, anche tra noi italiani s'era esperti, io non molto,  la difficoltà era nel capire l'inglese con le diverse pronunce di appartenenza, ma alla fine si riusciva a comunicare benissimo! Il cibo, ecco quello è un altro problema, non sono abituata a fare colazioni extra strong, ma il vero problema è il cavolo cappuccio ovunque cotto e crudo, panna acida ovunque, pasta scondita e senza sale come contorno, riso idem, yogurt e wurstel a colazione, carni affumicate nella zuppa. Alla fine mangio tutto con uno sguardo alla bustina di Riopan. Nonostante si muoia di caldo dentro il campo da Hockey ci sono 7°C circa, quando entro là dentro sono felice! Il primo giorno è servito a conoscerci ed è andata bene,  abbiamo fatto la serata lettone, ho mangiato un sacco di cose tipiche, una menzione a dei calzoncini ripieni di bacon! La birra costa niente, mezzo litro 2€ ma devo ammettere che fa concorrenza alla mia amata Forst per livelli di annacquatezza (parola lettone of course); intanto in Italia i miei sono andati a prelevare i miei pacchetti, e sono ufficialmente senza casa.

terzo giorno:
La prima miniatura è una delle mie abituali colazioni, quasi dimenticavo, cetrioli ovunque! Il tempo è sempre soleggiato, anche troppo, andiamo in giro per il paese, sono meravigliata dalla bellezza e la cura che c'è intorno a me, tanti prati verdi, tanti fiori, molte rose non a caso sono nella città delle rose! Le sfogliatine costano 40 centesimi, ma non quelle normali, quelle del panificio artigianale dove "le cose costano di più", ovviamente non me le faccio scappare, si smaltisce tutto camminando (spero). Andiamo anche al lago dove guardo chi si cimenta in tuffi olimpici. La serata stavolta è dei portoghesi; credevo di aver già bevuto del vino porto nella mia vita passata. Mi ricredo dopo che le mie labbra si appoggiano al bicchiere quando provo una sensazione meravigliosa di gusto, completamente differente dal solito. Assaggio anche un vino liquoroso meraviglioso, simile all'amato Zibibbo; ci sono anche 5 - 6 tipi di dolcetti, formaggi e lo chorizo, un salame dal gusto very strong. Capisco che amo queste serate a tema;

quarto giorno:
Gli orari erano a portata di tutti, la colazione era alle 10 ma noi ci svegliavamo alle 8.30 così facevamo una colazione coi biscotti del supermercato Rimi, tutti i dolciumi avevano prezzi stracciati. Non mi spiego come non fosse un paese di obesi, forse perché la mattina mentre io mi dirigevo verso la seconda colazione, gli abitanti erano di ritorno dalla corsetta o in palestra o a giocare a Hockey o a basket o a fare pattinaggio artistico. Vedevo ogni mattina decine d bambini tutti biondiocchiazzurri e tutti in tutine attillate o abbigliamento sportivo, non me li toglierò facilmente dalla mente. Dopo la colazione ci hanno portati a Rīga, già vista ma stavolta avevamo la guida. Abbiamo girato circa un'ora e mezza ed avevamo già finito: ve l'avevo detto che non era nulla di speciale! In compenso mentre tutti compravano i souvenir io mi riposavo dato che avevo acquistato un un sacco di roba già il primo giorno!
Il pomeriggio è stato uno dei più belli trascorsi là, abbiamo pranzato sulla spiaggia, mi sono fatta il fantomatico bagno nel Mar Baltico, per raggiungere la spiaggia si passava attraverso una sorta di sentiero tra gli alberi, quelli nella quarta miniatura. L'acqua era insipida, sembrava un lago, niente a che vedere col mar Mediterraneo. Era bassa, più andavo avanti più diventava fredda, dopo 100 m mi arrivava ancora al ginocchio ma ho dovuto indietreggiare perché era così fredda da far male (o far bene, dicono che sia un toccasana per la circolazione delle gambe); mi dovevo comunque tuffare e l'ho fatto un po' meno avanti in 30cm di profondità rischiando la faccia. Sono uscita indenne e felice. Dopo il mare siamo andati in una sorta di riserva, si faceva un percorso di 4 km (se non ricordo male) scalzi, camminando su diversi materiali: pietre aguzze, ghiaia, brecciolino, pigne (come nella foto), terra, terra battuta, tronchi, cilindri di legno, sfere di plastica, fondi di bottiglia e vetri smussi, foglie di cacao, tappeti, mattonelle, fango, acqua di fiume, paglia, e altro. Dopo 20 minuti i piedi erano molto dolenti e mi aspettavo di stare molto male il giorno dopo. Invece stavo benissimo, c'entrava qualcosa la stimolazione della pianta del piede, cinesi docet! 
Una volta rientrati c'era la serata tipica, era tutta Italiana! Abbiamo fatto l'ovviamente pasta col pesto e alla norma, l'ovviamente gioco del fazzoletto, la domanda su quante regioni e quanti tipi di pasta c'abbiamo nonché le ovvie bruschette al pomidoro e pane e Nutella molto gradito anche nei paesi baltici. Ero stanca ma ancora felice, in più ho deciso che voglio imparare il rumeno, ci si capisce troppo bene tra noi ed è simile al siciliano;

quinto giorno:
Il quinto giorno abbiamo lavorato sul tema "obiettivi" con una serie di workshops mirati al raggiungimento dei propri traguardi, nella prima miniatura ci sono io come mi vedo tra 10 anni, ho parlato molto (male) l'inglese e inizio ad avere minori difficoltà nel comunicare (questa cosa mi fa molto felice), il pomeriggio continuiamo a lavorare su tematiche similari, sono carica per la serata! Tocca ai rumeni, penso la mia serata preferita, Dragostea Din Tei a tutto volume, so a memoria buona parte del testo in lingua ormai, i liquori non gli mancano, i cibi nemmeno. Mi lascio andare a giochi e danze estere: amo la Romania è ufficiale;

sesto giorno:
questo giorno giriamo dei video per realizzare un filmato sulla nostra permanenza baltica, assaggio il meraviglioso biscottino con caramello mou in quella che ribattezzo "la patria del caramello mou". Mi piace da morire (ormai ve lo aspettavate immagino)!
Il pomeriggio facciamo una sorta di avventura/caccia al tesoro che inizia in città e finisce nei boschi, tutto a piedi, corredato di attività che sono finalizzate a farci essere un vero team e che spronano il ragionamento di gruppo e la comunicazione. Faccio amicizia con alcuni ragazzi del mio team, scopro che abbiamo tante cose in comune (in primis le serie tv che uniscono stati e nazioni). Ma il tutto si spinge un po' oltre gli orari e finiamo col fare circa 5 km in notturna verso mezzanotte/l'una: buio completo, no lampioni, no lampadine, cellulari scarichi, dal bosco in questione alla città. In compenso ci sono i lampi che ci guidano e mi devo ammantare di plastica per non bagnarmi. Sì, piove, ma fa sempre caldo. Caldissimo direi, soprattutto mentre si è imbacuccati con k-way (effetto serra portami via), si cammina a passo svelto per tornare a casa il prima possibile e si è anche molto stanchi (io sto abbastanza bene a dire il vero). In compenso qualcuno non ha più paura del buio. Torniamo e ci sono ricchi premi e cotillon, il mio gruppo arriva terzo ed ultimo perché non avevamo trovato tutti i tesori e ci becchiamo una tavoletta di cioccolato alle nocciole; i primi vincono dei wafer e una bottiglia di spumante analcolico. Menomale quindi che non li abbiamo trovati sti tesori!;

settimo giorno:
free time, siamo stati a Majori, nella regione di Jurmala dove c'è una spiaggia meravigliosa come potete vedere al centro del collage, l'acqua è la stessa che ho descritto prima, in più sono le nove del mattino e - udite udite - fa freschetto, manco sto a dirlo che è durato 2 orette e che alle 11 ero di nuovo a schiattare di caldo; ma per questo motivo e anche perché in 30 cm è veramente difficile, il bagno "completo" non ce lo siamo fatte, mi son bagnata i piedi e ho preso il sole. Ah, wi-fi ovunque (gli amici di facebook ringraziano), anche dentro l'acqua. Poi breve passeggiata per la via principale e si riparte per la volta di Kuldiga dove ci sono le cascate più ampie di Europa, dove trascorriamo l'intero pomeriggio. Dato che sono cascate ci casco dentro e mi porto un livido che ho ancora per ricordo (non si sa mai dovessi dimenticare qualcosa). Il posto lo raggiungiamo non senza difficoltà ma ne è stra valsa la pena. Sono meravigliose, fresche al punto giusto, le trote tra i piedi, il getto d'acqua sulle spalle. La compagnia delle migliori in assoluto, non so se aggiungere inaspettatamente ma per almeno il 50% non lo era - inaspettato s'intende-. Mi sento libera. Sono libera!;

ottavo giorno:
ultimo giorno dello scambio, quindi per colazione servono delle uova energizzanti. E un tramezzino energizzante. E un wurstel energizzante. Ok forse la faccenda c'è scappata un tantino di mano. Immancabili i cetrioli.
Parliamo di come è andato questo scambio, ci facciamo tanti complimenti a vicenda, dipingiamo una tela. Qua c'è la foto che conferma i prezzi delle sfogliatine, quelle sulla destra erano più grandi di una mano a soli 0.28€, venghino sìori, venghino! La sera pompe magne perché trasmettiamo tutti i video in presenza del sindaco, per la maggior parte del tempo si parla in lettone così io parlo con i rumenimonamour, ovviamente c'è un banchetto (la cena era ogni giorno alle 18, mi pare normale che alle 23 un po' di fame ti viene), balliamo un po', ci chiediamo come si mantengano 'ste donne così lisce senza una ruga e coi fisici perfetti, poi ripensiamo allo sport e smettiamo di farci domande mentre ci sentiamo vecchie dentro e fuori. I miei due amici portoghesi mi fanno ridere tutta la sera, anche le mie amiche italiane! Salutiamo tutti verso l'1.30, l'indomani l'autobus ci aspetta alle 6.20. Non ci sono stati addii e qualcuno sicuro lo risentirò e magari lo rivedrò. Ma il mio viaggio non è finito, forse sta proprio per iniziare;

nono giorno:
chi lo avrebbe mai detto che c'era qualcosa in tutta Europa che poteva fare concorrenza a città come Londra o Parigi? Lo avrebbero detto gli abitanti di Vilnius forse, il posto che mi ha fatto un po' innamorare. Il viaggio è stato lungo, circa 7 ore tra le corse dei mezzi e l'attesa delle coincidenze. Durante il tragitto mi sono riposata e mi sono potuta godere nel pomeriggio la visita della città. Meravigliosa. Incredibilmente bella, pulita, limpida, (purtroppo calda ma ormai ero rassegnata), importante, libera, artistica, un po' neoclassica un po' gotica un po' moderna, e queste cose messe accanto possono risultare forzate (come ho detto di Rīga); non era questo il caso, la città è ben divisa in quartieri, c'è la parte nuova in uno stile che si ispira al neoclassicismo, la parte vecchia piena di chiese cattoliche, luterane e ortodosse. Poi l'apoteosi, la Republica di Uzupis, uno dei posti più incredibili che abbia mai visto! Andateci se potete, andate a Vilnius e percorrete il fiume, diventate cittadini anche solo per mezz'ora della Republica di Uzupis. So che non ve ne pentirete. A pranzo ci siamo sedute in un locale al centro e abbiamo mangiato le cepelinai (quinta miniatura), una sorta di supplì di pasta di patate con ripieno di carne che dovrò necessariamente replicare! La salsa tipica di accompagnamento è a base di panna acida ma io ne avevo fin sopra i capelli è ho preso quella ai funghi (paradisiaca)! La sera, l'amica che ci aveva fatto da guida tutto il pomeriggio ci ha generosamente ospitati e abbiamo ricambiato preparando una pasta alla carbonara che è riuscita veramente bene;

decimo giorno:
e ultimo. Ultima mattina a Vilnius, colazione on salame di cioccolato preparato per l'occasione. Facciamo chilometri ma la stanchezza non si fa ancora sentire, compro un po' di cosmetici in un centro commerciale (il lato acquisti non l'ho considerato nella narrazione perché ancora non so bene quanto ho speso senza rendermene conto). Cammino anche sui ponti, salgo sugli autobus, pago in Litie. Ultime calpestate in terreni baltici però un po' di voglia di tornare a casa c'è. Sarà che l'undicesimo giorno lo trascorrerò in reparto e per quello non vedo l'ora. Il ritorno è tranquillo, arrivo nella mia città da studentessa ma non come studentessa. Come donna. Vado a bere una birra ghiacciata con la mia compagna d'avventure. Anche lei è contenta! Poi vado a letto, l'indomani mi sveglio alle 6.30, contribuisce a questo anche l'ora indietro negli orologi italiani. Sto in reparto tutto il giorno e non so come ma non sono nemmeno troppo stanca!

Mi sono divertita un sacco, ho riso moltissimo ho rafforzato la sicurezza in me, mi sono messa alla prova e mi sono superata. Ho testato e rafforzato i rapporti con gli altri. Ho camminato chilometri, parlato un'altra lingua, anzi cinque, ho visto tante cose nuove, ho assaporato nuovi gusti, conosciuto altra gente, ho sentito nuovi odori, ho scattato centinaia di foto, ho corso, ho camminato sul vetro, ho detto di voler essere un medico, ho riso fino alle lacrime, fino a non avere respiro, ho dormito, ho cucinato, ho giocato ballato e cantato. Ho comprato un peluche e ho perduto un orecchino. Ho fatto il bagno in un altro mare e preso sempre lo stesso sole. Ho scoperto in diretta che è un maschio. Ho speso dei soldi e ho trovato dei soldi. Ho pensato tanto, tantissimo, più del solito. Ho focalizzato l'attenzione su me stessa, ho imparato tantissimo proprio su me stessa. Ho camminato di notte, ho urlato. Ho sorriso, ho apprezzato il lavoro altrui. Ho letto. Ho dormito su un divano. Ho volato. Ho vissuto. Ho vissuto fortemente. 

Non voglio che sia la stanchezza a definire la conclusione della mia vacanza! 
Voglio che sia l'euforia a farlo. Sono euforica! Sono felice. Sono io.

"Costituzione della Uzupio Res Publika"

1. Tutti hanno diritto di vivere vicino al fiume Vilnia e il fiume ha diritto di scorrere 

2. Tutti hanno il diritto all'acqua calda, al riscaldamento d'inverno e a un tetto 

3. Tutti hanno il diritto di morire ma non e' un obbligo

4. Tutti hanno il diritto di fare errori
5. Tutti hanno il diritto di essere unici
6. Tutti hanno il diritto di amare
7. Tutti hanno il diritto di non essere amati
8. Tutti hanno il diritto di essere mediocri e sconosciuti
9. Tutti hanno il diritto di oziare
10. Tutti hanno diritto di amare un gatto e prendersi cura di lui
11. Tutti hanno il diritto di badare al cane fino a quando uno dei due muore
12. Il cane ha diritto di essere un cane
13. Il gatto non e' obbligato ad amare il suo padrone, ma deve essere di aiuto nei momenti di necessita'
14. A volte si ha il diritto di essere inconsapevoli dei propri doveri
15. Tutti hanno il diritto di avere dei dubbi, ma non e' obbligatorio
16. Tutti hanno il diritto di essere felici
17. Tutti hanno il diritto di essere infelici
18. Tutti hanno il diritto di stare in silenzio 
19. Tutti hanno il diritto di avere fede
20. Nessuno ha il diritto di usare violenza
21. Tutti hanno il diritto di apprezzare la propria scarsa importanza
22. Nessuno ha il diritto di avere un progetto per l'eternita'
23. Tutti hanno il diritto di comprendere
24. Tutti hanno il diritto di non capire
25. Tutti hanno il diritto di appartenere a qualunque nazionalita'
26. Tutti hanno il diritto di celebrare o non celebrare il proprio compleanno
27. Tutti devono ricordare il proprio nome
28. Tutti hanno il diritto di dividere cio' che posseggono
29. Nessuno puo' dividere cio' che non possiede
30. Tutti hanno il diritto di avere fratelli, sorelle e parenti
31. Tutti possono essere indipendenti
32. Tutti sono responsabili della propria liberta'
33. Tutti devono poter piangere
34. Tutti hanno il diritto di essere fraintesi
35. Nessuno ha il diritto di dichiarare colpevole il prossimo
36. Tutti hanno il diritto all'individualita'
37. Tutti hanno il diritto di non avere diritti
38. Tutti hanno il diritto di non avere paura
39. Non deludere
40. Non combattere
41. Non cedere





venerdì 13 settembre 2013

La mia scommessa in corso

Questa settimana è stata difficile.
Partiamo dal presupposto che mi hanno bloccato il portale studenti; mi hanno spostato un esame al giorno in cui sarò in una magnifica città europea a godermi cose come Leonardo da Vinci, stazioni che sono musei e torri di ferro altissime; hanno tolto gli appelli di ottobre e dicembre; devo fare un altro esame per concludere l'anno come avevo previsto ma slitterà di diversi mesi.
Bene.
L'università che mi mette i bastoni tra le ruote, nulla di nuovo sotto il sole. 
Poi oggi: la situazione migliora, qualcosa torna al proprio posto, sono in vacanza per qualche giorno poi ancora per il viaggio. 
Poi comincerà il 4º anno.
Penso: "che palle non ne posso più!".
Mi ricredo quasi subito. 
Penso ai test che anche quest'anno hanno fatto impensierire, piangere, trepidare tantissimi ragazzi che inseguono un sogno. 
Ripenso a cinque anni fa, orgogliosa del mio percorso liceale ma senza nessuna idea per il futuro, sicuro non fare il medico, "medicina è troppo lunga" dicevo, non voglio pensarci perché sarebbe bello ma non fa per me. Poi il 24 agosto 2009 passeggiando sul lungomare qualcuno mi chiede se preferisco le provette o le persone. Il giorno dopo ultima mattina utile per pagare le tasse di iscrizione ai test, vado in banca con 50€ e quasi di nascosto pago il MAV. Il tour de force nella settimana che mi separava dal test ovviamente non è bastato. Un anno di indecisioni, difficile credere che non ce l'avevo fatta, non bastava averci creduto? La paura di fallire un'altra volta, il pensiero improvviso di voler andare a studiare Dante. Passano i mesi e sono insoddisfatta. 
E siamo di nuovo a luglio, ci riprovo, con più grinta, con amore, con passione. Senza dir nulla a nessuno se non ai miei genitori. 
Poi quel fantastico giorno: quasi non mi sembra vero ma sono in graduatoria.
Se ripenso alla mattina del test quando parcheggiai in fretta e furia e poi al ritorno trovai la multa per divieto di sosta, mi ritorna in mente quanto ero felice, quanta paura avevo di quei sei anni, quanta ne ho adesso, perche si, non sono la persona giusta per mettermi lì con costanza ed amare ogni materia e gioire per ogni ora passata sui libri.
No.

Se non pensassi al giorno in cui indosserò un camice non riuscirei a fare tutto questo.
Invece ci riesco.

Chissà quali emozioni provano i ragazzi oggi. 
Un solo suggerimento, non bisogna mai demordere!

mercoledì 28 agosto 2013

La mia finestra

Mi interrogo sul significato di un posto.

La mia casa ha una grande vetrata sulla cucina che dà su un piccolo balcone sempre fuligginoso per via delle auto e i bus che passano sulla strada. È sopra un tendone colorato che a volte il vento strappa.
I colori sono gli stessi che si vedono dagli altri balconi, gli africani che festeggiano, i macellai che macellano.
La luce c'è tutto il giorno fino al tramonto perché il sole è dal lato del balcone tutto il pomeriggio.

Le case degli studenti sono sempre trafficate anche quando non c'è nessuno, forse dentro hanno l'anima dei giovani. Sono case vecchie abitate da giovani (tranne la dirimpettaia).
Per lo più fatiscenti, per colpa dei quartieri antichi quando dai tetti delle case si guardava la stazione centrale in attesa delle truppe della guerra. 

E poi nessuno se ne cura, i più fortunati hanno una cucina vera, quella incassata dentro i mobili. Con un forno vero. Un frigo vero. Un lavello vero.
Noi siamo state fortunate: nella mia casa c'è anche un divano in cucina dove dormire dopo pranzo e incastrarsi in tre la sera. Massimo tre perché in quattro non ci si entrerebbe.


In un modo o nell'altro abbiamo abitato li tre anni. Io quattro. Sono la più giovane eppure ho più anni della nostra casa alle spalle.

Mi piace tantissimo anche se ho una piccola stanza, ed è molto rumoroso li intorno per via dei motorini dell'acqua. 
Poi salgono degli odori dal piano di sotto: di patate bollite, cipolle e peperoni arrostiti, carciofi coi gambi e fagiolini verdi pure loro bolliti. E la caponata. Li sento solo io e mi piacciono, sono odori lievi e poco invadenti, il più buono è l'odore del gas acceso, quell'odore dei fornelli da campo o tipico delle grandi fiamme. La sera è gia sparito tutto ma come si sa agli odori sottendono grandi ricordi.


La mia casa ha uno sgabuzzino che è più bello quando è disordinato, quindi sempre.

Le stanze sono tutte accoglienti, penso di aver dormito in ognuna. Non hanno mai fatto problemi le pareti, nemmeno le serrande e le persiane.

Il bagno ha il pavimento azzuro.

Raramente ho disfatto la valigia, odio disfare le valige. L'armadio l'ho usato poco, per lo più gli metto dentro le coperte e vestiti che uso poco. Ah e le magliette per dormire.
Ci entra ben poco nella mia stanza ma non c'è solo l'essenziale. L'essenziale è invisibile e infatti là si vedeva tutto, facile da trovare, in tutto 4 cassetti tra scrivania, comodino e armadio. E le mattonelle verde petrolio. Il mio piccolo buco.


È strano avere due case. Una tua perché è della tua famiglia; una tua perché sei lontano da casa, quindi ne serve un'altra. Non c'è la mamma e il papà quindi fondi un'altra famiglia tutta di femmine o tutta di maschi o tutta di femmine e maschi. 
Diventi sorella o fratello. È facile.


Le case di Palermo si assomigliano tutte, la mia non è speciale e nemmeno la più bella.
Ieri mi è successo che dopo quattro anni, ho traslocato.

Omaggio fotografico alla mia casa.

domenica 18 agosto 2013

La mia coerenza e la birra

Quest'anno è stato l'anno di un parziale cambiamento del mio lifestyle, dovuto a una serie di cose (no, non sono una donna che si taglia i capelli per tagliare col passato, nemmeno una che guarda i ciottoli nella spiaggia e questi ultimi sono disposti in modo da farle capire qual è il vero senso della vita) che concernono soprattutto lo studio (si sono pragmatica che più pragmatica non ce la faccio, e odio le citazioni filosofiche nonché le elucubrazioni mentali e i voli pindarici che non portano da nessuna parte).

Il tutto è iniziato quando ho studiato biochimica, un anno fa come una sorta di "preannuncio del Sacro Cambiamento", e non ho più bevuto il bicchiere di troppo che permette il passaggio da "allegrotto" a "fuori come un balcone".
Poi quest'anno ho seguito fisiopatologia, e non ho più arrotolato tabacco in cartine da quattro soldi.
Poi a giugno ho studiato patologia, e qua una frase non basta: non mangio carne rossa più di una volta al mese, non mangio più insaccati o spinaci acquistati, non mangio più wurstel, non mangio roba fritta più di una volta a settimana, bevo mezzo bicchiere di nero d'Avola ogni giorno.

Ma non solo lo studio, dicevo, c'entra: infatti dopo un controllo ho iniziato a bere 2l di acqua al giorno, o giù di li. Ho iniziato a preoccuparmi per l'ambiente e la naturalezza del mio corpo e ho smesso di depilarmi compulsivamente, sto acquistando una coppetta mestruale, ho preso un paio di scarpe da running (che a onor del vero devo ancora utilizzare).

Sto anche tentando di convincere tutti intorno a me ad assumere uno stile di vita più salutare, cercando di non dimenticare l'esistenza del libero arbitrio - la cosa che in assoluto mi riesce peggio -.

Per Divina Grazia tutto ciò di cui sopra non è in stile talebano, perché se c'è un'integralista quella non sono io, quindi sono ammesse le eccezioni (a parte i wurstel che in lacrime ho totalmente abolito e non ne mangio nemmeno a pagamento).

La cosa strana è che nulla di tutto questo mi è risultato difficoltoso, e qua entra in ballo un concetto che io detesto con tutta me stessa ovvero l'autoconvincimento. 
In definitiva odio il mio lobo frontale quando si comporta come tutti gli altri anche se la situazione è positiva questa volta. 
Ho visto gente così convinta di sé che è diventata quel prodotto diabolico della sua mente insana. E io fuggo da costoro. Mi nascondo. Sono razzista nei loro confronti. Ma questo è un altro post.

In definitiva il concetto che sta alla base di tutto, è che ciò che mi ha convinto a cambiare queste piccole abitudini, è stato il capire fino in fondo il perché delle cose: il perché fanno bene, il perché fanno male. 
Penso che non basti sapere che "questa cosa fa male" per smettere di farla.

Ancora più in profondità è con la coerenza che voglio proseguire i miei studi. 
Con la stessa coerenza vorrei poter distribuire consigli a chi mi domanda.
Con l'esempio che esistono gli strappi alla regola, che non bisogna essere ossessionati dai modi di fare. 
Per questo ho appena finito una birra.




mercoledì 10 luglio 2013

Il mio sfigmomanometro

Vivo in un piccolo paese a pochi metri dal mare, non c'è mai particolarmente freddo e l'unica volta che vidi nevicare fu nel 1998 quando avevo 8 anni e una sorella nata da pochi mesi, forse appena uno. 
Il mare qua non è poi così bello da togliere il fiato, ma a me piace, sarà che non ci vado mai da sola. Non sono nemmeno una grande fan delle spiagge a dirla tutta però è un ottimo modo per trascorrere le calde giornate estive.

Qua si va a scuola a piedi fino alla terza media dopo di che si sale su un pullman e ci si dirotta verso nuove mete, si inizia presto ad essere pendolari e perlustrare il mondo, anche se questo mondo è la cittadina accanto, così grande per una 13enne, così piccola per me, adesso. 
E poi ti diplomi, giustamente cambi i tuoi ormai piccoli spazi per altri ancora più grandi; se tu, lettore, la pensi come, non vorresti mai uscire dai confini della tua isola, e sfrutti ogni possibilità che ti offre, anche se scarsa, poiché è la tua unica grande possibilità, quella in cui credi.
Il retroscena è sempre lo stesso, una madre e un padre che ti sostengono in tutto, una fortuna non da poco.
Ogni fine settimana torno a casa, da brava pendolare, a volte ne salta qualcuno per motivi di studio, ma poi arrivano le vacanze di Natale e la tanto attesa estate.
E son qua.
E son felice di essere qua

C'è stato un tempo in cui le persone cambiavano intorno a me come cambiavano i posti e le situazioni, a un certo punto i volti si sono fatti sempre più delineati, sono gli amici della mia vita. Chi nuovi, chi vecchi, ma penso che più o meno da qui in poi saranno sempre le stesse belle facce.

La vita per uno studente medio di medicina non è facile, circondata da colleghe strafighe con le borse all'ultima moda, i pantaloni a zampa e le scarpe con le zeppe e colleghi da passerella con i Roy Rogers e i mocassini.
Allo stesso modo io vedevo i miei compagni delle medie, avevano tutti qualcosa da condividere, in primis il virus della mononucleosi. Io li invidiavo a volte, volevo avere anche io un sacco di amici, un amore da sfoggiare, un paio di jeans attillati invece della mia amata tuta che non ho avuto il coraggio di togliere perché mi vergognavo di esser bella, e perché in fondo avevo già il coraggio di tenerla e troppo coraggio poi si sa, fa male. 
E pensare che passavo la ricreazione insieme a un gruppo di ragazzi sfigati come me che non erano miei amici e non lo sono neanche adesso, per non stare da sola. Anche se a volte lo preferivo - stare da sola intendo - perché in fondo poi non ero proprio sola, trascorrevo quei pochi minuti leggendo un libro della biblioteca, finché non li ho letti tutti. Badate, non erano mica milioni di migliaia! 

Eppure oggi non temo il confronto, sono una donna, è un po' strano dirlo. Non temo il confronto perché mi piaccio tantissimo, mi piace tantissimo ciò che sono, chi sono: io. 
E c'è anche qualcuno a cui io piaccio, e forse una delle più grandi opportunità che ho poiché ci sono pure quei giorni in cui mi piaccio di meno, per fortuna, direi.

Oggi sono contenta di ciò che ho, un po' meno di come amministro certi aspetti della vita, sempre però con dei baluardi che mi ricordano quali sono le cose importanti. 
Sono contenta di sognare un viaggio a Dublino per settembre.
Sono contenta di ricordare il viaggio a Londra di quattro anni fa - il primo organizzato con i miei amici - che ha stravolto il mio cuore in tutti i sensi, o l'ultimo a Barcellona, o quello di ogni settimana a Palermo che il mio cuore non lo ha stravolto, semplicemente lo abita.
Oggi sono contenta perché ho comprato uno sfigmomanometro e posso misurare la pressione ai miei vicini di casa  che ne hanno bisogno.

venerdì 5 luglio 2013

Il mio modo di fare

Se potessi cambiare qualcosa di me, sceglierei di avere più forza di volontà.
In realtà ciò che più voglio lo ottengo, per questo è parere comune che io sia molto determinata e indomabile nei miei intenti. 
Non è affatto vero.
Quando scelgo di darmi una seconda possibilità, è solo il preludio per avere la terza. E' più bello l'ultimo momento, quello in cui o la va o la spacca, sono molto lucida in quegli attimi. 
Sono molto attenta, sono anche molto sbadata, chi ha mai detto che non si possa essere entrambe le cose, forse non si può essere uomo o donna contemporaneamente, ma ci sono tante cose opposte che si possono ESSERE nello stesso momento. Ora. 

Io sono, è un bello slogan, a qualcuno apparirà un po' scontato, forse perché ce lo insegnano alla scuola elementare, è roba vecchia, non va più di moda il verbo essere.

Ma è la prima cosa che si impara.

E' una sorta di cono, il gelato glielo metti tu, a seconda di che gusto ti piace sei.

Vorrei che i miei capelli fossero più lunghi per poterli finalmente tagliare.