mercoledì 29 ottobre 2014

Il mio eccetera

Belle settimane si stanno consumando nemmeno poi cosi tanto velocemente! 

Riprendere la vita universitaria sotto il punto di vista dello studio mi sta vedendo perdente di una lotta il cui risultato era già scritto in partenza. Ho iniziato a dire "da novembre si inizia seriamente", ma in realtà la mia agenda a novembre prevede un sacco di impegni. Intanto sto imparando sempre più cose pratiche in reparto. È incredibile come non si finisca mai di imparare! Ogni volta che penso "cosa potrebbe  ancora mettermi in difficoltà?", ecco che spunta qualcosa che mi manca, ecco che mi ritrovo a chiedere aiuto, "me lo spieghi?". 
Dopo un anno sono cambiate tante cose. Ora ci sono i nuovi tirocinanti, quelli che sono come ero io esattamente un anno fa. A volte mi trovo a dare loro una mano a imparare a fare le cose, provare a prendere una vena o compilare qualche scartoffia! Penso a me un anno fa e penso che sarebbe stato più facile se ci fosse stato uno studente a guidarmi nelle prime faccende. Uno studente ti permette di avere un approccio più sereno e se sbagli una cosa non è come sbagliare davanti al prof! 
Ma il tempo scorre. Io scorro insieme al tempo, questa vita universitaria vivace mi piace tanto! 
Tante cose da fare, mai ferma, nuove persone che si inseriscono, uscire la sera, incontrarsi con gli amici, bere due birre prima di uscire (lo avevo detto che amo la birra). L'università per quanto disagiata e piena di incongruenze mi sta offrendo un terreno fertile per la formazione. Ci sono tanti professori validi grazie al cielo.

Questo semestre ho avuto l'occasione di assistere a una autopsia. È un po' strano da spiegare ma ho avuto come l'impressione che non ci fosse una persona sul tavolo ma solo un corpo. Di fatto era solo un corpo. Quasi sembrava finto. 
Noi esseri umani carichiamo di significato ogni cosa, figuriamoci la morte. 

In questo momento della mia vita tendo molto a semplificare estremamente i concetti esistenziali:
Un morto è un corpo senza vita e senza altri significati.
L'amore in qualsiasi forma è un bisogno positivo senza altri significati.
La paura è irrazionale e si può modulare volontariamente.
Eccetera.




sabato 18 ottobre 2014

Il mio modo di vivere le cose difficili

Questa settimana sono iniziati i tirocini. 
Sono stata nel reparto di psichiatria.
Mi sono sentita profondamente a disagio. Non volevo essere là. Mi sono sentita inadeguata. 
Con il passare dei giorni è stato più semplice muoversi ma sempre difficile interloquire con i pazienti. La stessa sensazione l'ho provata circa un anno fa alla mia prima esperienza di clown therapy al reparto di neuropsichiatria infantile. Una sensazione. Non sapere cosa dire, non sapere come rispondere. Dirò la cosa giusta? 
Mentre facevo tutti questi pensieri nella strada verso casa, superavo il portone invece di fermarmi, mentre contavo i passi che c'erano tra la vecchia e la nuova. Così sono tornata indietro e ho salito tutte le scale sentendomi un po' scema. 
Ogni giorno dopo il tirocinio mi aspettano ben 6 ore di lezione. Spero di finire presto con questi tirocini almeno la mattina posso organizzarmi e studiare. Una di queste materie è psichiatria, faccio fatica a volte a seguire, mi sembra che si parli di tutto e di niente, Freud, Jung, un po' mi catapultano tra i banchi di scuola, un po' mi inquietano. Beh si è capito che sta psichiatria non mi garba per nulla. 

Per fortuna c'è il mio reparto dove posso andare, dove ci sono ferri e si sferruzza, dove ci sono le siringhe coi farmaci, dove le persone si visitano, si toccano con le mani e dove le parole servono solo per tranquillizzare. Dove le persone si addormentano ed è tutto più semplice, le parole servono da contorno, un contorno importantissimo, ma non tanto quanto le parole dello psichiatra che le usa per curare come arma a volte principale. 
Non mi spaventa il confronto, sono praticamente sempre nella saletta quando termina la sedazione, io stessa somministro il farmaco antidoto, quindi a gratis mi becco spesso tante parole dolci perché i mal capitati (soprattutto vecchine che prima di fare l'esame erano preoccupatissime), si svegliano vedendo la mia faccia e - non so bene perché - sono anche contenti. Contenti che è andato tutto bene. Il più delle volte non dico nessuna parola, solo un sorriso. E' facile. Rassicurare è facile. Per uno studente fondamentalmente è tutto facile.

Un giorno un signore ha avuto un arresto cardiaco, o qualcosa di simile. Sono arrivati una troupe di anestesisti che hanno letteralmente occupato la saletta. C'erano i loro zainetti ovunque, il più "esperto" di tutti ha iniziato a chiedere insistentemente di mettere della musica. Credo di averlo odiato anche perché mi ha urlato qualcosa contro perché non gli funzionava l'aspirazione. Non c'era niente da ballare o cantare anche perché nonostante quest'uomo fosse stato rianimato, non era messo bene, ed è stato trasportato in terapia intensiva dove la situazione stava peggiorando progressivamente. Gli specializzandi invece erano sicuramente più confusi e incerti sul da farsi, ma molto più delicati, penso che una delle caratteristiche più importanti per un medico sia la delicatezza. Una di queste giovani dottoresse è riuscita a prendere un accesso venoso nonostante in pronto soccorso avessero fallito a farlo. Quel giorno sono rimasta in un angolo con le orecchie ben spalancate per intervenire se qualcuno non trovava le garze o il cerotto. Con gli occhi spalancati guardando come erano bravi tutti intorno a me.
Gli specializzandi di anestesia hanno un ruolo particolare nella mia vita da studente, la prima volta che mi sono lavata per entrare in sala è stato uno specializzando di anestesia a guidarmi passo passo. Io non sapevo cosa fare. Una delle tante volte in cui non sapevo cosa fare.


Ho proprio voglia di imparare a saper fare, tanto che a volte mi sento completamente a mio agio.
Gli anestesisti sono quei medici che sanno sempre cosa fare. 
Anche i chirurghi.
Gli psichiatri invece, sanno sempre cosa dire. 
Io proprio no.

giovedì 2 ottobre 2014

La mia birra costante

Oggi è finito. È finito il primo giorno del mio quinto anno.
A settembre ho dato l'anima all'università, ho studiato fino allo strenuo. E ce l'ho fatta. Ho dato gli ultimi esami ed il mese - come ogni altro mese - ha promesso che sarebbe finito ed è finito. Non ho avuto ne avrò nessun giorno di "vacanza" perché il giorno dopo l'ultimo esame sono iniziate le lezioni. 
Dopo oggi il livello di tedio è circa 10/10 (salvo un piccolo momento di entusiasmo durato 5 minuti all'inizio della lezione prima che il professore pronunciasse la parola "codice civile").
In reparto continua tutto per il meglio ma i lavori di ristrutturazione impongono un trasloco non so bene dove. Quindi un giorno quando non troverò nessuno cercherò in un altro posto!

A volte ho una voglia matta di birra. Essendo stata praticamente segregata in casa (tra la mia e quella di colleghi) non è stato facile averne, ho iniziato a studiare in paese i primi di settembre e nel caldo asfissiante c'era sempre una bella birra fresca in frigo da sorseggiare al bisogno.
A casa un giorno il collega ne portò due e fu la pausa pomeridiana più bella di sempre! 
Poi una familiare per due, un pezzo che avanza perché non ho troppa fame e due birre ghiacciate. Meravigliose. 
Il sacchetto era bucato e scolò un po' nella stanza; ho asciugato il pavimento alla meno peggio e il giorno dopo c'era ancora un odore buono di birra. Un meraviglioso odore di birra. 
Stasera sono uscita perché cavolo, anche a me tocca festeggiare. E la birra è un obbligo. Festeggia con me! Fredda con un po' di schiuma, amara al punto giusto. Io amo il gusto amaro!
C'è anche un bicchiere a terra lasciato da chissà chi, e ci inciampo. Così le mie scarpe si inzuppano di birra. Forse questo è troppo. 
Ma birra io ti amo.