sabato 13 luglio 2013

La mia delusione

è dover togliere la sveglia,
è dover uscire la sera e fare tardi,
è dover andare al mare,
è dover far nulla
prima di mercoledì.

mercoledì 10 luglio 2013

Il mio sfigmomanometro

Vivo in un piccolo paese a pochi metri dal mare, non c'è mai particolarmente freddo e l'unica volta che vidi nevicare fu nel 1998 quando avevo 8 anni e una sorella nata da pochi mesi, forse appena uno. 
Il mare qua non è poi così bello da togliere il fiato, ma a me piace, sarà che non ci vado mai da sola. Non sono nemmeno una grande fan delle spiagge a dirla tutta però è un ottimo modo per trascorrere le calde giornate estive.

Qua si va a scuola a piedi fino alla terza media dopo di che si sale su un pullman e ci si dirotta verso nuove mete, si inizia presto ad essere pendolari e perlustrare il mondo, anche se questo mondo è la cittadina accanto, così grande per una 13enne, così piccola per me, adesso. 
E poi ti diplomi, giustamente cambi i tuoi ormai piccoli spazi per altri ancora più grandi; se tu, lettore, la pensi come, non vorresti mai uscire dai confini della tua isola, e sfrutti ogni possibilità che ti offre, anche se scarsa, poiché è la tua unica grande possibilità, quella in cui credi.
Il retroscena è sempre lo stesso, una madre e un padre che ti sostengono in tutto, una fortuna non da poco.
Ogni fine settimana torno a casa, da brava pendolare, a volte ne salta qualcuno per motivi di studio, ma poi arrivano le vacanze di Natale e la tanto attesa estate.
E son qua.
E son felice di essere qua

C'è stato un tempo in cui le persone cambiavano intorno a me come cambiavano i posti e le situazioni, a un certo punto i volti si sono fatti sempre più delineati, sono gli amici della mia vita. Chi nuovi, chi vecchi, ma penso che più o meno da qui in poi saranno sempre le stesse belle facce.

La vita per uno studente medio di medicina non è facile, circondata da colleghe strafighe con le borse all'ultima moda, i pantaloni a zampa e le scarpe con le zeppe e colleghi da passerella con i Roy Rogers e i mocassini.
Allo stesso modo io vedevo i miei compagni delle medie, avevano tutti qualcosa da condividere, in primis il virus della mononucleosi. Io li invidiavo a volte, volevo avere anche io un sacco di amici, un amore da sfoggiare, un paio di jeans attillati invece della mia amata tuta che non ho avuto il coraggio di togliere perché mi vergognavo di esser bella, e perché in fondo avevo già il coraggio di tenerla e troppo coraggio poi si sa, fa male. 
E pensare che passavo la ricreazione insieme a un gruppo di ragazzi sfigati come me che non erano miei amici e non lo sono neanche adesso, per non stare da sola. Anche se a volte lo preferivo - stare da sola intendo - perché in fondo poi non ero proprio sola, trascorrevo quei pochi minuti leggendo un libro della biblioteca, finché non li ho letti tutti. Badate, non erano mica milioni di migliaia! 

Eppure oggi non temo il confronto, sono una donna, è un po' strano dirlo. Non temo il confronto perché mi piaccio tantissimo, mi piace tantissimo ciò che sono, chi sono: io. 
E c'è anche qualcuno a cui io piaccio, e forse una delle più grandi opportunità che ho poiché ci sono pure quei giorni in cui mi piaccio di meno, per fortuna, direi.

Oggi sono contenta di ciò che ho, un po' meno di come amministro certi aspetti della vita, sempre però con dei baluardi che mi ricordano quali sono le cose importanti. 
Sono contenta di sognare un viaggio a Dublino per settembre.
Sono contenta di ricordare il viaggio a Londra di quattro anni fa - il primo organizzato con i miei amici - che ha stravolto il mio cuore in tutti i sensi, o l'ultimo a Barcellona, o quello di ogni settimana a Palermo che il mio cuore non lo ha stravolto, semplicemente lo abita.
Oggi sono contenta perché ho comprato uno sfigmomanometro e posso misurare la pressione ai miei vicini di casa  che ne hanno bisogno.

venerdì 5 luglio 2013

Il mio modo di fare

Se potessi cambiare qualcosa di me, sceglierei di avere più forza di volontà.
In realtà ciò che più voglio lo ottengo, per questo è parere comune che io sia molto determinata e indomabile nei miei intenti. 
Non è affatto vero.
Quando scelgo di darmi una seconda possibilità, è solo il preludio per avere la terza. E' più bello l'ultimo momento, quello in cui o la va o la spacca, sono molto lucida in quegli attimi. 
Sono molto attenta, sono anche molto sbadata, chi ha mai detto che non si possa essere entrambe le cose, forse non si può essere uomo o donna contemporaneamente, ma ci sono tante cose opposte che si possono ESSERE nello stesso momento. Ora. 

Io sono, è un bello slogan, a qualcuno apparirà un po' scontato, forse perché ce lo insegnano alla scuola elementare, è roba vecchia, non va più di moda il verbo essere.

Ma è la prima cosa che si impara.

E' una sorta di cono, il gelato glielo metti tu, a seconda di che gusto ti piace sei.

Vorrei che i miei capelli fossero più lunghi per poterli finalmente tagliare.

domenica 21 aprile 2013

Il mio camice bianco

A un certo punto è lunedì, metti un camice.
Entri alle 8 proprio come chi lavora, ma non si deve lavorare, si ascolta un mucchio di gente che ha da dirti ciò che sa, che insegna, e si guarda un sacco, solo a guardare impari un sacco di cose belle, ti piace e magari ausculti un torace. 
E' solo un tirocinio, quindi si parte da zero. 
Ti chiedono di fare un'anamnesi: come diavolo si farà mai un'anamnesi? Bisogna prima di tutto scegliere una espressione giusta per una dolce signora che ti guarda impaziente e un po' divertita perché ha già risposto a tutte quelle domande, ed è disposta a ripeterle per farti imparare. Grazie, grazie e spero che non debba tornare lì tanto frequentemente. 

Poi si devono scegliere le parole giuste, per farsi capire bene senza far preoccupare: non posso mica chiedere "minziona regolarmente?", diversi sinonimi mi frullano per la testa, e alla fine scelgo la formula più semplice: "Quante volte al giorno fa la pipì?", pipì è una delle prime parole che si impara da bambini, è così semplice! Pi-pì! E' pensino una parola bella da sentire! 

Alcune signore ti fanno delle domande ma non sanno che in realtà non sai bene nemmeno se sei entrato nel reparto giusto. In effetti che torto hanno: hai un camice, una penna nel taschino, nella tasca un fonendoscopio, non ti si può certo scambiare per un avvocato divorzista! 
- Pensa velocemente una risposta gentile!!! - "Ehm, aspetti un attimo che chiedo fuori!", per fortuna c'è sempre qualcuno che conosce le risposte che ti mancano.

Sono stata un po' impacciata, ma alla fine della settimana muoversi là dentro è stato più facile di quanto pensassi. 

E' stato bello! E' stato davvero bello!

domenica 3 febbraio 2013

Il mio piccolo cuore

La reale anatomia dei cuori
Il mio piccolo cuore, funziona proprio come tutti gli altri. 
Vorrei svelare l'ansia che mi suscita lo studiare i meccanismi di pompa cardiaca. Tutte le fasi devono cadere entro delle precise tempistiche, vai fuori tempo tutto impazzisce, scampiamo la fibrillazione per una questione di millisecondi. Siamo morti in potenza però tutto funziona: ogni 3, 4 secondi c'è un respiro e il cuore continua a battere. Mentre nel tuo libro vengono spiegate queste dinamiche, il tuo cuore ha già fatto il tutto almeno un centinaio di volte. 

Mi sono sempre chiesta perché non conosciamo in maniera precostituita come funzioniamo, perché il battito, una cosa così ovvia che avviene 70 volte al minuto sia così complicato e oscuro.; perché siamo dei macchinari che si accendono e funzionano senza che nessuno debba leggere il libretto delle istruzioni. Tutto questo rasenta la perfezione ma anche gli studiosi eletti non sapranno mai perché a un certo punto tutto smette di funzionare. 

E' come se il nostro corpo non volesse che lo conoscessimo. Funziona tutto di concerto, il polmone sa come far funzionare il cuore e il cuore sa come far funzionare il cervello. 
E viceversa. 
Ma noi non siamo interpellati minimamente in tutto questo.


Anche io non amo farmi conoscere a volte, è difficile farsi conoscere, è difficile predisporsi agli altri. Chi vorrebbe avere le istruzioni per l'uso affisse dietro la schiena? Forse sarebbe più facile, sapremmo come trattarci vicendevolmente, eppure nelle relazioni c'è sempre qualcosa che sfugge. 

Ci comportiamo come si comporta il nostro cuore: c'è, batte, funziona, senza farci sapere nulla di più. Allora a qualcuno di tanto in tanto tocca studiarlo, per capirlo meglio, ma esso farà sempre quello che ha fatto a prescindere. 
Serve un cuore grande per immergersi negli altri, si dice. E' una metafora molto bizzarra. 
Perché il cuore non si svela proprio a nessuno.


Io in più ho un cuore a volte piccolo.

giovedì 1 novembre 2012

La mia timidezza

Non sono per nulla timida.
Alle volte si:
quando non so cosa domandare;
quando non so cosa rispondere;
quando vorrei che la discussione prendesse la piega giusta;
quando si è soli nella stessa stanza;
quando vorrei essere baciata.

sabato 15 settembre 2012

I miei piedi in un giorno di pioggia

Ho messo le calzette lunghe. Perché non ho voglia di studiare.
Le cose lunghe di solito mi intrigano ma mi spaventano. Come gli studi. Un'altra cosa che mi spaventa è dovermi convincere da sola a metterci tutta la buona volontà possibile, non mi fido molto di me stessa in questo senso.
Penso di essere più vincente quando sono "DUE" invece che "una", come le calze.