venerdì 25 ottobre 2013

La storia della mia anima

Stamattina mi sono sono svegliata, ho staccato la sveglia e mi sono riaddormentata. E' una cosa che non avevo mai fatto in città, questo può voler dire una serie di cose:
1) anche qua sono a casa;
2) non ho voglia di far nulla;
3) mi piace dormire.
Forse tutti e tre i punti sono veri. Da quando mi sono alzata continuo a canticchiare questa canzone, chissà perché.

Ma andiamo a ritroso con ordine.
Ormai la settimana è conclusa, ho ancora strascichi di tonsillite, resti di tosse e il naso chiuso. Un po' per spavalderia, un po' per testardaggine, ho voluto mettere alla prova le mie difese immunitarie, ho avuto un'infezione e non l'ho voluta curare con gli antibiotici, i pro sono che ho vinto io, unicamente con le mie forze, i contro sono che sto così da 8 giorni e anche se non ho più dolori da lunedì, si tratta comunque una guarigione lenta. 

Però non ho fretta. Questa frase rispecchia il periodo che sto attraversando.
Non ho fretta di andare a lezione e ci vado molto poco.
Non ho fretta di andare a letto quindi vado a dormire tardi.
Non ho fretta di fare gli esami quindi vado in reparto.
Non ho fretta di vivere quindi mi sento in pace con me stessa, sto bene.

Ecco questa situazione non può durare per sempre, perché arriverà un giorno in cui prenderanno le presenze in aula e io non ci sarò, avrò sonno per essere andata a letto tardi, così sonno da non riuscire ad alzarmi in tempo per andare in reparto e dovrò studiare giorno e notte per arrivare preparata alla sessione di esami. Non so se in questo caso sarò ancora in pace con me stessa.

Però...
Il reparto, dicevo, ho trovato un professore incredibilmente disponibile che ci fa lavorare, in un solo giorno ho già imparato qualcosa di concreto sull'anatomia addominale, ho fatto alcune manovre e visitato alcuni pazienti. Sono felice poiché non immaginavo ancora il giorno in cui avrei usato le mani per fare qualcosa di diverso dal sottolineare pagine e pagine infinite di libri, fotocopie, dispense, slide, sbobinature, appunti e chi più ne ha più ne metta.

Ho ricevuto un regalo di Natale in anticipo, regalo graditissimo ma senza dubbio contentezza perché tutto questo è estremamente dolce!

Ho trascorso un'intera notte a parlare, non importa di cosa, cose importanti, cose stupide, cose che magari di giorno non se ne parla, cose che alle 5 di mattina restano solo 4 ore per concludere la notte dormendo, cose che a me rendono estremamente felice.

Mi sto preparando a festeggiare un evento che mi rende contenta solo a pensarci.

Sono uscita e ho conosciuto persone nuove, alcune le ho fatte conoscere tra loro e mi piace pensare che se mai un giorno si rivedranno e si risaluteranno è un po' grazie a me.

Ho riflettuto tantissimo sull'amicizia e come gli amici collaborano tra loro per far felici altri amici.

So di essere felice. Più del solito, è bello!




martedì 15 ottobre 2013

Le mie considerazioni sulla settimana

Sto odiando andare a lezione, giusto questi due giorni l'aula è occupata e quindi mi sto dando alla culinaria. Ma la mattina vado ad esplorare reparti, oggi sono entrata in chirurgia pediatrica e non so se sia il caso di dargli una seconda possibilità.
In realtà ho un pensiero che mi sta mangiucchiando il cervello. Ancora è prematuro quindi devo aspettare almeno il secondo semestre.
Con lo studio delle sistematiche le idee vanno delineandosi, rendendosi sempre più confuse. 
Lo so è un ossimoro, so solo che in linea di massima le cliniche sono noiose, le chirurgie un po' meno. E viceversa. 
Lo so è un controsenso ma a dirla tutta la mia vita è piena di controsensi quindi questo è solo uno tra tanti.

Ci sono lezioni che starei a seguire per 3 ore di fila, altre che dopo 15 minuti sono già a giocare ad Angry Words finché non si scarica il telefono.

Dicevo, culinaria: ispirandomi a una ricetta trovata sul web, ho cambiato tutti gli ingredienti e ho fatto una focaccia ripiena di tonno cipolla e radicchio, cosparsa di sesamo e pomodorini, poi c'è stato un piccolo incendio, però siamo rimasti vivi. 
Amo preparare gli impasti, guardarli diventare dorati in forno, ed emanare profumo, mettere le dita dentro la pasta morbida che all'inizio è appiccicosa e poi liscia ed elastica, un po' come mettere le mani dentro i sacchi coi legumi.

Il Favoloso Mondo di Amelie


Poi quando entro alla Feltrinelli mi ricordo dell'amore, ci sono andata domenica e ho pensato a quanto sia un posto romantico. Perché per me questa settimana è iniziata domenica.
E' uno dei miei posti preferiti, che ci sia confusione o che non ci sia nessuno, riesco a isolarmi tra gli scaffali.

In fondo è una bella settimana, lo so già martedì.

domenica 13 ottobre 2013

La mia esperienza fuori porta

Primo giorno


Secondo giorno


Terzo giorno


Quarto giorno


Quinto giorno







lunedì 23 settembre 2013

Il mio circolo vizioso

"Maybe you don't need the whole world to love you, you know?
Maybe you just need one person."
Anche i più imperturbabili prima o poi ci cascano.
Chi ascoltando una canzone che passa alla radio e sembra essere stata messa li per darci fastidio.
Chi sentendo il profumo di un passante che ha gli stessi gusti della sua ultima fiamma.
Chi guardando un video che è andato di sua sponte a digitare nella barra del motore di ricerca per farsi dell'autolesionismo.
E potrei continuare; a me basta ascoltare questa canzone dei Temper Trap per far scattare la settimana della sensibilità.
Si insomma, ve la potete tirare quanto vi pare, anche voi in fondo siete romantici, lo so. Perché le persone, soprattutto le persone donne, sono fatte per incentrare la loro vita in relazioni che non portano da nessuna parte, che in realtà, per la maggior parte, nemmeno gli interesserebbe intraprendere. Eppure questo è il prezzo da pagare per avere un po' di malinconia, per avere un po' di malcontento e un po' di farfalle nello stomaco. 
Il circolo vizioso ci mette poco a costituirsi: volere qualcosa, scegliere la cosa più difficile tra quelle a disposizione, ignorare le altre possibilità e snobbarle, adottare un piano per ottenere quello che si desidera, non ottenere ciò che si voleva secondo i piani prestabiliti, non volere più nulla, disperarsi per avere fatto quella scelta che ormai ha compromesso la propria capacità di giudizio sentimentalmente parlando, odiarsi, odiare il mondo, fare passare del tempo (da mesi ad anni), volere un'altra cosa, scegliere quella più difficile tra quelle a disposizione... 
Non vi lamentate che le donne sono sempre incazzate, è per questo. 
Finché non si trova quel che si cerca.

Io aspetto che Kermit venga a trovarmi.






mercoledì 18 settembre 2013

La mia finestra due

La mia nuova finestra

Si può dire che io mi sia definitivamente stabilizzata nella nuova casa. A dire il vero non sono per nulla stabilizzata mentalmente parlando. La caratteristica di avere una forma mentis molto molto abitudinaria e a tratti conservativa mi dà non pochi problemi in queste occasioni.
Adesso ho uno spazio triplicato rispetto a prima e ancora non so cosa farne. 
Ho due letti e ancora non so cosa farne.
Ho una scrivania e ancora non so cosa farne.
Attualmente uso queste parti della stanza come poggia oggetti, indumenti, bottiglie, zaini, tegami da riportare a casa, caricabatterie e simili. Si sono anche moltissimo disordinata.
La cosa che non sopporto è non riuscire a togliere quell'odore pungente di mobili, di legno, nuovo o vecchio che sia, di tarlo, di truciolare. I detersivi al profumo di brezza marina, tulipani olandesi, muschio bianco, a che cavolo servono?

Con pazienza e calma riuscirò ad adattarmi, in fondo ho solo 23 anni.

In attesa di riprendere a studiare passo le mie giornate a fare la Settimana Enigmistica e impazzire dietro a Bartezzaghi, sfidare i miei limiti mentali che non mi permettono di risolvere più di tre rebus tra tutti quelli proposti, guardare le ultime puntate di The Mentalist che mi stuffava concludere a giugno, cucinare il pranzo e sbrigare alcuni affari che poi affari non lo sono per nulla.

Non è poi così male.





venerdì 13 settembre 2013

La mia scommessa in corso

Questa settimana è stata difficile.
Partiamo dal presupposto che mi hanno bloccato il portale studenti; mi hanno spostato un esame al giorno in cui sarò in una magnifica città europea a godermi cose come Leonardo da Vinci, stazioni che sono musei e torri di ferro altissime; hanno tolto gli appelli di ottobre e dicembre; devo fare un altro esame per concludere l'anno come avevo previsto ma slitterà di diversi mesi.
Bene.
L'università che mi mette i bastoni tra le ruote, nulla di nuovo sotto il sole. 
Poi oggi: la situazione migliora, qualcosa torna al proprio posto, sono in vacanza per qualche giorno poi ancora per il viaggio. 
Poi comincerà il 4º anno.
Penso: "che palle non ne posso più!".
Mi ricredo quasi subito. 
Penso ai test che anche quest'anno hanno fatto impensierire, piangere, trepidare tantissimi ragazzi che inseguono un sogno. 
Ripenso a cinque anni fa, orgogliosa del mio percorso liceale ma senza nessuna idea per il futuro, sicuro non fare il medico, "medicina è troppo lunga" dicevo, non voglio pensarci perché sarebbe bello ma non fa per me. Poi il 24 agosto 2009 passeggiando sul lungomare qualcuno mi chiede se preferisco le provette o le persone. Il giorno dopo ultima mattina utile per pagare le tasse di iscrizione ai test, vado in banca con 50€ e quasi di nascosto pago il MAV. Il tour de force nella settimana che mi separava dal test ovviamente non è bastato. Un anno di indecisioni, difficile credere che non ce l'avevo fatta, non bastava averci creduto? La paura di fallire un'altra volta, il pensiero improvviso di voler andare a studiare Dante. Passano i mesi e sono insoddisfatta. 
E siamo di nuovo a luglio, ci riprovo, con più grinta, con amore, con passione. Senza dir nulla a nessuno se non ai miei genitori. 
Poi quel fantastico giorno: quasi non mi sembra vero ma sono in graduatoria.
Se ripenso alla mattina del test quando parcheggiai in fretta e furia e poi al ritorno trovai la multa per divieto di sosta, mi ritorna in mente quanto ero felice, quanta paura avevo di quei sei anni, quanta ne ho adesso, perche si, non sono la persona giusta per mettermi lì con costanza ed amare ogni materia e gioire per ogni ora passata sui libri.
No.

Se non pensassi al giorno in cui indosserò un camice non riuscirei a fare tutto questo.
Invece ci riesco.

Chissà quali emozioni provano i ragazzi oggi. 
Un solo suggerimento, non bisogna mai demordere!

mercoledì 28 agosto 2013

La mia finestra

Mi interrogo sul significato di un posto.

La mia casa ha una grande vetrata sulla cucina che dà su un piccolo balcone sempre fuligginoso per via delle auto e i bus che passano sulla strada. È sopra un tendone colorato che a volte il vento strappa.
I colori sono gli stessi che si vedono dagli altri balconi, gli africani che festeggiano, i macellai che macellano.
La luce c'è tutto il giorno fino al tramonto perché il sole è dal lato del balcone tutto il pomeriggio.

Le case degli studenti sono sempre trafficate anche quando non c'è nessuno, forse dentro hanno l'anima dei giovani. Sono case vecchie abitate da giovani (tranne la dirimpettaia).
Per lo più fatiscenti, per colpa dei quartieri antichi quando dai tetti delle case si guardava la stazione centrale in attesa delle truppe della guerra. 

E poi nessuno se ne cura, i più fortunati hanno una cucina vera, quella incassata dentro i mobili. Con un forno vero. Un frigo vero. Un lavello vero.
Noi siamo state fortunate: nella mia casa c'è anche un divano in cucina dove dormire dopo pranzo e incastrarsi in tre la sera. Massimo tre perché in quattro non ci si entrerebbe.


In un modo o nell'altro abbiamo abitato li tre anni. Io quattro. Sono la più giovane eppure ho più anni della nostra casa alle spalle.

Mi piace tantissimo anche se ho una piccola stanza, ed è molto rumoroso li intorno per via dei motorini dell'acqua. 
Poi salgono degli odori dal piano di sotto: di patate bollite, cipolle e peperoni arrostiti, carciofi coi gambi e fagiolini verdi pure loro bolliti. E la caponata. Li sento solo io e mi piacciono, sono odori lievi e poco invadenti, il più buono è l'odore del gas acceso, quell'odore dei fornelli da campo o tipico delle grandi fiamme. La sera è gia sparito tutto ma come si sa agli odori sottendono grandi ricordi.


La mia casa ha uno sgabuzzino che è più bello quando è disordinato, quindi sempre.

Le stanze sono tutte accoglienti, penso di aver dormito in ognuna. Non hanno mai fatto problemi le pareti, nemmeno le serrande e le persiane.

Il bagno ha il pavimento azzuro.

Raramente ho disfatto la valigia, odio disfare le valige. L'armadio l'ho usato poco, per lo più gli metto dentro le coperte e vestiti che uso poco. Ah e le magliette per dormire.
Ci entra ben poco nella mia stanza ma non c'è solo l'essenziale. L'essenziale è invisibile e infatti là si vedeva tutto, facile da trovare, in tutto 4 cassetti tra scrivania, comodino e armadio. E le mattonelle verde petrolio. Il mio piccolo buco.


È strano avere due case. Una tua perché è della tua famiglia; una tua perché sei lontano da casa, quindi ne serve un'altra. Non c'è la mamma e il papà quindi fondi un'altra famiglia tutta di femmine o tutta di maschi o tutta di femmine e maschi. 
Diventi sorella o fratello. È facile.


Le case di Palermo si assomigliano tutte, la mia non è speciale e nemmeno la più bella.
Ieri mi è successo che dopo quattro anni, ho traslocato.

Omaggio fotografico alla mia casa.